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domenica 16 febbraio 2025

Il conte di Montecristo - Alexandre Dumas

Il conte di Montecristo
autore: Alexandre Dumas
traduzione: Gaia Panfili
edizione: Feltrinelli, 2014
 
Da capolavoro del romanzo popolare a capolavoro del romanzo: la storia della fortuna del Conte di Montecristo si potrebbe condensare nella lenta caduta di un aggettivo. Fin dal suo primo apparire, in quella Francia degli anni quaranta dell’Ottocento che era il più fervido e convulso laboratorio delle rivoluzioni europee, la storia dell’eroe borghese Edmond Dantès, eponimo della sfortuna e dell’ingiustizia, che si trasforma in spietato giustiziere, fu accolta dalle migliaia di avidi lettori di feuilleton come la più iperbolica incarnazione dello spirito del tempo. Un romanzo travolgente e popolare nel senso migliore. Una grande, immortale storia di vendetta e misericordia.
 
 Citazioni:
 
Abbiamo sempre premura di essere felici, monsieur Danglars, giacché quando si è a lungo patito si fatica parecchio a credere alla felicità.
 
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Ho sempre avuto più timore di una penna, una boccia d’inchiostro e un foglio di carta che di una spada o una pistola.
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Non è affatto l’albero che abbandona il fiore, è il fiore che abbandona l’albero.

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Accade tutti i giorni che un giocatore perda non solo ciò che ha, ma anche ciò che non ha.
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Vi sono due sguardi: lo sguardo del corpo e lo sguardo dell’anima; lo sguardo del corpo talvolta può dimenticare, ma quello dell’anima sempre ricorda.

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Le ferite morali hanno di peculiare che si mascherano ma non si richiudono; sempre dolorose, sempre pronte a sanguinare quando le tocchiamo, permangono nel cuore vive e aperte.
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Per i cuori che hanno a lungo patito, la gioia è simile alla rugiada per le terre riarse dal sole: cuore e terra assorbono la pioggia benefica che cade, e al di fuori non traspare nulla.

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Vi sono individui che tanto hanno sofferto e non solo non sono morti, ma addirittura si sono costruiti una nuova fortuna sulle macerie di tutte le promesse di felicità che il cielo aveva loro prodigato, sulle rovine di tutte le speranze che Dio aveva loro infuso.
 
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Le donne infatti hanno istinti di una sicurezza infallibile; attraverso un’algebra che esse medesime hanno inventato, spiegano persino il meraviglioso.

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È caratteristico delle menti indebolite vedere ogni cosa come attraverso un crespo; è l’anima a forgiarsi da sé i propri orizzonti. La vostra anima è lugubre, è essa che vi forgia un cielo di tempesta.
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Solo colui che ha conosciuto l’estrema sventura è in grado di provare l’estrema felicità. Bisogna aver desiderato morire, Maximilien, per sapere quanto sia bello vivere.