Yasunari Kawabata
trad. Luca Lamberti
Einaudi, 2014
Komako è una geisha del “paese delle nevi”, un paradiso termale sulla costa ovest della maggiore isola del Giappone, dove la neve è alta quindici piedi. Le cortigiane come lei hanno poco in comune con quelle che abitano in città: non potranno mai diventare famose musiciste o danzatrici, né penetrare tra le quinte della politica o degli affari. Il loro destino, infatti, è quello di maturare tra gli incanti e la corruzione del “paradiso”, perpetuamente dedite ai signori che, secondo la tradizione, salgono alle terme per trovarvi il riposo perfetto. Ed è proprio in questo paesaggio da sogno che Komako incontra Shimamura, un ricco e raffinato esteta, con il quale darà vita a un gioco di trasporti trattenuti e rinfocolati, inesorabilmente destinati a svanire. Capolavoro di inesprimibili e struggenti stati d’animo, Il paese delle nevi può essere considerato un piccolo poema in prosa, dove amore e morte si intrecciano in un’atmosfera di diffusa malinconia e incombente tragedia.
Citazioni:
“Le stelle qui sono diverse dalle stelle di Tokyo, paiono venir giù galleggiando dal cielo.”
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“Metà del villaggio era nascosta dai cedri del bosco votivo. La luce nella stazione, distante non più di dieci minuti di taxi, tremolava come se stesse per soccombere al freddo.”
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“Dal grigio cielo, incorniciato dalla finestra, la neve volteggiava verso di loro a grandi fiocchi, come petali di bianche peonie. C’era in quella vista qualcosa di dolcemente irreale.”
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