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giovedì 12 gennaio 2023

Luce d'estate ed è subito notte - Jón Kalman Stefánsson

Luce d'estate ed è subito notte
Jón Kalman Stefánsson
trad. Silvia Cosimini
Iperborea, 2013

«A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande», a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell'estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell'inverno accende la magia delle stelle. Un microcosmo che è come una lente di ingrandimento sull'eterna partita tra i desideri umani e le trame del destino, tra i limiti della realtà e le ali dell'immaginazione. Il direttore del Maglificio che per decifrare la frase di un sogno si immerge nel latino e nell'astronomia fino ad abbandonare tutto per i segreti dell'universo, la postina avida di vita che legge ogni lettera per poi rendere pubblici i più piccanti affari privati dei compaesani, l'avvocato che crede che il mondo si regga sul calcolo ma poi scopre che non può contare i pesci nel mare né le sue lacrime. Ogni sentiero dell'animo umano sembra trovare spazio in un caleidoscopio di storie che abbraccia le pulsioni più torbide e i sentimenti più puri, il palpito dell'unica estate vissuta dagli agnelli prima di finire al macello e il brivido di un rudere che risveglia i fantasmi, o il bisogno di mistero che è nell'uomo. Combinando l'incanto della poesia e un umorismo implacabile ma pieno di tenerezza per le debolezze umane, Stefánsson cerca una risposta alla domanda "Perché viviamo?" e la insegue immergendoci nel fiume in piena della vita. Ogni storia è un mondo sospeso tra la terra e il cielo, come un mito universale, una parabola dell'esistenza, ogni pagina è una rivelazione che ci tocca nel profondo e ci stupisce, ci fa ridere, piangere, arrossire, sognare.
 

Citazioni:

Adesso abita lì da solo e a volte ascolta il suono dell’oscurità invernale che si addensa contro i vetri.

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Ci sentiamo in colpa perché non leggiamo abbastanza, perché parliamo troppo poco con gli amici, perché trascorriamo troppo poco tempo con i figli, con i vecchi. Siamo sempre in movimento invece di fermarci ad ascoltare la pioggia, bere una tazza di caffè, scaldare un petto. E non scriviamo mai lettere.

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Le parole al computer, però, possono anche sparire, svanire nel nulla, rimanere chiuse dentro programmi obsoleti, cancellarsi quando la macchina si rompe, e i nostri pensieri e le nostre reazioni diventano aria, tra cent’anni, figuriamoci mille, nessuno saprà che siamo esistiti. Certo, la cosa dovrebbe lasciarci indifferenti, viviamo qui e ora e non tra cent’anni, ma un giorno ci capita tra le mani una vecchia lettera e qualche demonio si agita nel profondo di noi, ci sembra di sentire un filo che parte da dentro e sparisce nel passato e pensiamo, ecco il filo che tiene insieme il tempo.”

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Il silenzio è il mio oro; chi riesce a stare in silenzio solo con se stesso raggiunge qualcosa, il silenzio penetra sotto la pelle, rasserena il cuore, placa il dolore, riempie la stanza in cui ti trovi, riempie la casa mentre fuori il tempo turbina, come un velocista, una macchina da corsa, un cane che rincorre la propria coda senza mai afferrarla. Peccato solo che il silenzio abbia paura della gente, non dura mai a lungo in mezzo alle persone e se la fila in fretta.

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C’è spazio per ogni cosa nel respiro del cielo.

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Erano i tardi anni Ottanta, a breve sarebbe crollato il muro di Berlino e i pezzi sarebbero stati venduti come souvenir, l’essere umano ha la capacità straordinaria di convertire le minacce, la morte e la disperazione in denaro sonante.

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Il mare è eterno, sta scritto da qualche parte, che poi si tratta in realtà di una sciocchezza bella e buona, tutto cambia, il sole muore, i mari si prosciugano, i grandi uomini cadono nell’oblio, ma in confronto alla vita umana certo, il mare è eterno.

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L’estate diventò un autunno giallo e rosso, il cielo si scurì e poi arrivò l’inverno.

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Ma sono così tante le cose che vogliamo e così poche quelle che possiamo avere.

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È sorprendente quanto il silenzio riesca a distorcere il tempo, i minuti non sono più gli stessi, sembrano non voler mai passare, sono un cielo immobile.

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Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l’essenza che però si allontana sempre più come l’arcobaleno.

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... il mondo è pieno di sogni che non si avverano, svaniscono e si depositano come rugiada nel cielo e si trasformano in stelle nella notte.

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Illudere se stessi è una delle prerogative dominanti dell’essere umano.

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Forse nasciamo di nuovo ogni volta che apriamo gli occhi, e probabilmente muore qualcosa ogni volta che li chiudiamo.

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Ma la vita fugge in ogni direzione e si conclude a metà frase, e allora non c’è niente di meglio che svegliarsi presto la mattina e guardare la superficie del mare, e lasciar scorrere il tempo.