sabato 24 settembre 2022

84, Charing Cross Road - Helene Hanff


84, Charing Cross Road
Helene Hanff
trad.  Marina Premoli
Archinto, 1999
 
 
È Frank Doel, commesso in una vecchia libreria antiquaria londinese - "l'unica creatura al mondo che mi capisca" - a soddisfare gli stravaganti desideri di una giovane scrittrice americana appassionata di saggi del Settecento, che con lui intreccia una fitta corrispondenza. Miss Hanff sogna per anni di sbarcare nell'"Inghilterra della letteratura", di conoscere di persona Doel e la libreria cui deve tanto. Ma Frank scompare prematuramente e la libreria chiude i battenti nel 1970. Helene Hanff approderà finalmente a Londra solo in occasione dell'uscita di queste lettere che rappresentano l'insolita parabola dal culto dei libri a quello che è diventato, grazie a una felicissima trasposizione filmica, un "libro di culto". 
 
Citazioni:


Mi piacciono moltissimo i libri usati che si aprono alla pagina che l'ignoto proprietario precedente apriva più spesso.
 
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Amo le dediche sulla prima pagina e le note a margine, mi piace il sentimento fraterno che si prova sfogliando pagine che qualcun altro ha già sfogliato. Leggendo passaggi che qualcun altro, magari da tempo scomparso, ha voluto segnalare alla mia attenzione.
 
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È incredibile come un libro pubblicato nel 1840 possa essere ancora in così buono stato più di cent'anni dopo. Che pagine stupende, calde, tutte tagliate irregolarmente, ho sentito subito una grande simpatia per il povero William T. Gordon che ci ha scritto sopra il suo nome nel 1841, che massa di discendenti sciagurati che si è ritrovato – per essersi rivenduti questo libro a voi per quattro soldi, senza alcun problema. Ragazzi! mi sarebbe proprio piaciuto correre a piedi nudi per la LORO biblioteca prima che la vendessero.”

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Sembra troppo nuovo e intatto per essere stato mai letto da qualcuno, pure deve essere così: continua ad aprirsi nei punti più deliziosi, il fantasma del precedente proprietario mi fa notare cose che non avevo mai letto prima.”
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Qualcuno ha preso il mio in prestito e non me lo ha più restituito. Possibile che persone che non si sognerebbero mai di rubare null'altro pensino che sia perfettamente giusto appropriarsi dei libri altrui?