Delfini
Banana Yoshimoto
trad. Alessandro Giovanni Gerevini
Feltrinelli, 2011
Kimiko, giovane scrittrice di romanzi d'amore, esce con Goro. Una sera, dopo una visita all'acquario di Tokio per vedere i delfini, fanno l'amore, ma Kimiko capisce subito che la loro storia non ha futuro; Goro convive infatti con un'altra donna, più grande di lui e dalla quale non vuole separarsi. Kimiko decide allora di abbandonare Tokio per trovare rifugio in un tempio vicino al mare, dove conosce Mami, ragazza dalle doti soprannaturali. È da lei che viene a sapere di essere incinta. Le notti di Kimiko, i suoi sogni, si popolano di delfini, meravigliose creature che l'accompagnano, insieme ad Akane, la bambina che porta in grembo, verso un futuro che non si era immaginata. Un romanzo molto intimo, quasi privato, che apre una nuova area di esperienza emozionale del mondo di Banana Yoshimoto.
Banana Yoshimoto
trad. Alessandro Giovanni Gerevini
Feltrinelli, 2011
Kimiko, giovane scrittrice di romanzi d'amore, esce con Goro. Una sera, dopo una visita all'acquario di Tokio per vedere i delfini, fanno l'amore, ma Kimiko capisce subito che la loro storia non ha futuro; Goro convive infatti con un'altra donna, più grande di lui e dalla quale non vuole separarsi. Kimiko decide allora di abbandonare Tokio per trovare rifugio in un tempio vicino al mare, dove conosce Mami, ragazza dalle doti soprannaturali. È da lei che viene a sapere di essere incinta. Le notti di Kimiko, i suoi sogni, si popolano di delfini, meravigliose creature che l'accompagnano, insieme ad Akane, la bambina che porta in grembo, verso un futuro che non si era immaginata. Un romanzo molto intimo, quasi privato, che apre una nuova area di esperienza emozionale del mondo di Banana Yoshimoto.
Citazioni:
“Realizzai che il viaggio verso la guarigione, per quanto breve, era stato un'esperienza meravigliosa dall'inizio alla fine. Realizzai che anche nella monotonia della vita di tutti i giorni viviamo momenti a stretto contatto con la morte, e che la sofferenza è la prova del nostro essere. Nel vortice della malattia, ero sicura di avere annusato l'odore della morte, l'odore della fine. Un sentore flebile ma reale. E da lì, piano piano, avevo cominciato a ristabilirmi. Mentre si guarisce, si percepisce qualsiasi cosa come una gioia. Forse è il flusso della vita stessa che man mano riprende vigore.”
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Si dice che le genti del deserto amino la loro terra. Il cielo tempestato di stelle che sembrano precipitare da un momento all'altro, il caldo e il freddo che accelerano il cammino verso la morte, la sabbia fine che si infila ovunque... Probabilmente perché è lì che sono nate.
Quando si nasce in un luogo, lo si accetta incondizionatamente e lo si ama. È forse questa la stupidità, e al tempo stesso il punto di forza degli esseri umani.”
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“A dire la verità sono una nostalgica che vorrebbe sempre fermare il tempo.”
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“Eppure in quell’istante e in quel luogo tutto era armonia. E c’ero pure io. Era
l’illusione di un frangente, forse un momento dopo qualcosa avrebbe
cambiato tutto. Purtroppo non potevo afferrare quell’istante per
conservarlo. La luce del mattino, per quanto bella, non brilla mai in
eterno. Era proprio per questo che cercavo di accumulare ricordi. Così
tanti da non riuscire a tenerli con me o da essere sicura che non avrei
potuto trattenerli tutto. Così tanti da arrivare a modellare ognuna
delle mie cellule.”

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