martedì 11 ottobre 2022

Il coperchio del mare - Banana Yoshimoto

Il coperchio del mare
Banana Yoshimoto
trad. Alessandro Giovanni Gerevini
Feltrinelli, 2009

Mari si è appena laureata ed è tornata a vivere nel suo paese natale, dove ha deciso di aprire un piccolo chiosco di granite. Quest'estate sua madre ospita Hajime, la figlia di una cara amica, che sta attraversando un periodo molto difficile a causa della morte della nonna. Mari non è affatto entusiasta: è indaffarata col chiosco appena avviato e pensa di non avere tempo per fare compagnia a una ragazza così piena di problemi. Oltre a brutte cicatrici che le ricoprono il corpo, dopo la morte della nonna Hajime si rifiuta di mangiare e di uscire di casa. Ciononostante le due ragazze a poco a poco diventano amiche e Hajime inizia ad aiutare Mari nel lavoro. Il resto del tempo lo trascorrono tra nuotate in mare, passeggiate sulla spiaggia e lunghe chiacchierate, sempre sullo sfondo di un incantevole paesaggio marino. E il mare sembra essere il vero protagonista del romanzo, con i suoi misteri e le creature che si celano negli abissi, una presenza costante e rassicurante nella vita di Mari, e un balsamo per l'anima ferita di Hajime. Sul finire dell'estate, quando l'acqua diventa di giorno in giorno più fredda e il vento sulla spiaggia solleva i granelli di sabbia nella tiepida luce di settembre, Hajime parte per fare ritorno a casa. Mari è molto triste, ma il ricordo della loro amicizia l'aiuterà a superare anche la solitudine dei lunghi mesi invernali. Forse non è riuscita a risolvere del tutto i problemi dell'amica, ma sicuramente l'ha aiutata a guardare al futuro con maggiore fiducia.

 
Citazioni:


Il mondo potrà anche non essere perfetto, eppure la perfezione esiste, e si presenta sotto forme semplici, per nulla appariscenti.

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Per me erano importanti anche i clienti adulti, però, la possibilità che le mie granite diventassero dei piccoli ricordi indelebili nella memoria di quei bambini, nello stesso modo in cui la spiaggia lo era diventata nella mia, mi entusiasmava ancora di più.

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Il ghiaccio si scioglie e svanisce velocemente, e io avevo l’impressione di vendere dei piccoli cubetti di tempo. I sogni di un istante. Momenti impalpabili come bolle di sapone, ambiti da tutti: anziani, adulti e bambini.

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Sono le scene in cui non c'è niente di speciale quelle che si imprimono maggiormente nel cuore. Quando mi capita di ricordare quell'estate, le prime immagini che mi tornano in mente sono proprio queste: la spossatezza del corpo, il mio volto ancora addormentato, le cicatrici di Hajime espose al sole, l'aroma del caffè e il bucato steso al sole.

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Per me non è un problema seguire il corso del destino. Qualunque sarà il luogo dove mi condurrà, sono sicura che riuscirò a trasformarlo in un bel posto e continuerò a crearmi dei ricordi. In modo che, quando morirò, avrò qualcosa di bello da portarmi con me, qualcosa di simile a un mazzo di fiori, così grande da non potere nemmeno tenerlo tra le braccia.

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Ogni volta che la vedevo arrivare da lontano provavo una sorta di nostalgia dolorosa. La stessa sensazione che avvertivo da piccola quando veniva a prendermi in spiaggia alla fine di una giornata di giochi. Anni in cui la nonna era ancora in vita e la rete che mi proteggeva dalle asprezze del mondo era ancora molto resistente.
 
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Chissà se anche in quel viale alberato dell’isola del Sud era arrivato l’autunno.
E se la signora del chiosco aveva vissuto anche quel giorno in compagnia del suo cane dal pelo folto. Laggiù in quella terra tanto cara. Quella signora che da quando era tornata al suo paese, si era dedicata al lavoro, a volte amando, a volte odiando la sua isola. Altro non faceva che proteggere il viale di fukugi e condurre un’esistenza modesta, eppure mi aveva cambiato la vita.
E poi c’era Hajime che, nonostante le difficoltà del periodo, mi aveva dato una mano senza togliermi gli occhi di dosso nemmeno un istante. Alla fine si era innamorata del mio paese, e questa cosa, per quanto casuale, l’aveva aiutata a capire quello che avrebbe voluto fare nella vita.
Se tutte le persone riuscissero a creare un contatto così profondo con le cose che succedono attorno a loro credo che il mondo forse... il mondo forse risplenderebbe di un’unica grande luce, di un bagliore irresistibile generato da tutte le stelle unite, di un fulgore visibile anche nel buio più pesto.
Proprio come quando dalla punta del promontorio avevo visto il mio paese e la mia amata baia estendersi a perdita d’occhio. Proprio come quando, assottigliando gli occhi, avevo visto lo sfavillio dorato del mare in lontananza.
Fu un’immagine molto vivida, come se già stessi vedendo quella luce.


 

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