Twan Eng Tan
trad. Manuela Francescon
Elliot, 2013
Sopravvissuta durante la Seconda guerra mondiale alle torture in un campo di prigionia giapponese, nel quale ha però perso la vita la sorella, Yun Ling Teoh ha studiato legge a Cambridge e dedicato molti anni a perseguire i criminali di guerra. Ma ora ha bisogno di fermarsi, e il luogo migliore per farlo è sugli Altopiani di Cameron, in Malesia, tra le piantagioni di tè di un vecchio amico di famiglia. Ed è lì che scopre l'esistenza di un giardino, il cui proprietario e creatore è l'enigmatico Aritomo, un esule dal Giappone che un tempo ha ricoperto il ruolo di capo-giardiniere al servizio dell'imperatore. Nonostante i sentimenti di odio nei confronti dei giapponesi - o forse proprio per questa ragione - Yun Ling chiede ad Aritomo di realizzare un giardino in memoria della sorella, ma l'uomo rifiuta e le propone invece di lavorare per lui come apprendista, fino a quando non sarà lei stessa in grado di disegnare un giardino. Con il passare dei mesi, Yun Ling stabilisce suo malgrado un legame con il suo sensei e apprende la filosofia di un'arte millenaria che ha come scopo quello di riprodurre sulla terra il paradiso. E mentre da fuori giungono gli echi della guerriglia, anche in quel luogo di pace non mancano conflitti, segreti e misteri da affrontare.
Incipit:
“Su una montagna, al di sopra delle nuvole, viveva un tempo un uomo che era stato giardiniere presso l’Imperatore del Giappone. Non molti ne erano al corrente prima della guerra, ma io l’ho conosciuto. Aveva lasciato la sua terra, il Sol Levante, per stabilirsi sugli altopiani centrali della Malesia. Avevo diciassette anni quando mia sorella mi parlò di lui per la prima volta. Passò un decennio prima che decidessi di attraversare le montagne per andare a trovarlo.
Non chiese scusa per ciò che i suoi connazionali avevano fatto a mia sorella e a me. Né durante la mattina piovosa in cui ci incontrammo per la prima volta, né in seguito. Cos’avrebbe potuto dire per lenire il mio dolore, per riportarmi mia sorella? Niente. E lui lo capiva. Non era da tutti.”
Citazioni:
“Il monte Sumeru, centro dell’universo buddista, era citato più volte nel Sakuteiki e cominciai a capire perché tanti giardini che avevo visto in Giappone avessero una caratteristica formazione rocciosa al centro. Le montagne, con la loro imponenza, dominavano i paesaggi geografici ed emotivi del Giappone e nel corso dei secoli la loro presenza si era imposta nella poesia, nel folklore, nella letteratura.
Forse era per questa ragione che Aritomo si era stabilito in mezzo a quelle montagne, pensai. Forse aveva costruito la sua dimora in mezzo alle nuvole per quel motivo.”
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“Cosa resta di una persona quando non ha più i ricordi? Un fantasma intrappolato fra i mondi, senza identità, senza futuro, senza passato.”
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“Un giardino prende in prestito dalla terra, dal cielo, da tutto ciò che c’è intorno, noi invece prendiamo in prestito dal tempo.”
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“L’inchiostro più sbiadito è migliore della miglior memoria.”
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“Il giardino deve toccare l’anima. Influenzare il cuore infondendo tristezza, oppure innalzandolo. Deve far riflettere sulla transitorietà di tutte le cose della vita» le spiego. «Il momento in cui l’ultima foglia è sul punto di cadere, o in cui l’ultimo petalo rimasto sta per staccarsi, quel momento racchiude tutto ciò che di bello e malinconico c’è nella vita.”
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“La memoria è come macchie di sole in una valle coperta di nuvole in movimento. La luce illumina a tratti un momento particolare nella distesa del tempo, poi tutto torna nell’ombra.”
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“A quel punto, quando leggerò le mie stesse parole senza avere idea di chi le abbia scritte, otterrò finalmente delle risposte?”

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