Il primo maestro
Tschingis Aitmatov
trad. Guido Menestrina
Marcos y Marcos, 2020
È poco più che analfabeta, questo giovane maestro, ma si batte per offrire una scuola ai bambini del villaggio. Rimette in sesto una vecchia stalla, va a prenderli ogni mattina casa per casa. La sua passione è vederli apprendere, scoprire, sapere. Una passione che incendia la piccola Altynaj, orfana maltrattata dagli zii, che reputano superflua per lei la scuola. Decenni dopo Altynaj - studiosa affermata - torna nel paese dove il Maestro ha acceso il suo desiderio di conoscere, e non solo. Nel corso della festa per il suo arrivo, Altynaj viene travolta dal ricordo struggente di quei giorni. Ma alla sua coscienza riaffiora anche un terribile dramma, un indicibile sopruso.
Tschingis Aitmatov
trad. Guido Menestrina
Marcos y Marcos, 2020
È poco più che analfabeta, questo giovane maestro, ma si batte per offrire una scuola ai bambini del villaggio. Rimette in sesto una vecchia stalla, va a prenderli ogni mattina casa per casa. La sua passione è vederli apprendere, scoprire, sapere. Una passione che incendia la piccola Altynaj, orfana maltrattata dagli zii, che reputano superflua per lei la scuola. Decenni dopo Altynaj - studiosa affermata - torna nel paese dove il Maestro ha acceso il suo desiderio di conoscere, e non solo. Nel corso della festa per il suo arrivo, Altynaj viene travolta dal ricordo struggente di quei giorni. Ma alla sua coscienza riaffiora anche un terribile dramma, un indicibile sopruso.
Incipit:
“Il nostro villaggio, Kurkureu, si trova sulle propaggini della montagna, su un ampio altipiano, nel quale confluiscono da molti passi rumorosi torrenti montani. Un po’ più in basso, rispetto al villaggio, si trova la Valle Gialla, la grande steppa kazaka, circondata dai contrafforti delle Montagne Nere e dalla linea scura della ferrovia, che, attraverso la piana, si dirige a occidente, oltre l’orizzonte.
E sopra il villaggio, su di un poggio, ci sono due grandi pioppi. Il mio ricordo di loro arriva là, dove comincia il ricordo di me stesso. Da dovunque ti avvicini al nostro Kurkureu, prima di tutto vedi questi due pioppi, sono sempre in vista, come un segnale sulla montagna. Veramente non so come spiegarlo: forse è per il fatto che le impressioni dell'infanzia sono particolarmente care all'uomo, forse è per via del mio mestiere di artista; ma ogni volta che scendo dal treno e attraverso la steppa per tornare al villaggio, in primo luogo cerco da lontano con gli occhi i miei amati pioppi. Anche se non sono poi tanto alti da permettermi di vederli già da così lontano, per me sono comunque sempre percettibili, sempre visibili.”
Citazioni:
“Mi vengono in mente certe piccole sorgenti di montagna: si apre una nuova strada, si dimentica il sentiero che vi porta, i viandanti ci si soffermano sempre più di rado per dissetarsi, e le sorgenti un po’ per volta si riempiono di menta e di rovi. Alla fine non ti accorgi neppure più della loro esistenza. Solo una volta ogni tanto, in una giornata caldissima, qualcuno si ricorda di loro, e devia dalla strada maestra per rintracciarle e placare la sua sete. Raggiunge quella sorgente trascurata, scosta i rovi e trattiene il fiato: l’acqua fresca d’insolita chiarezza, intatta da lungo tempo, lo sbalordisce con la sua tranquillità e con la sua profondità. E in quella sorgente vede se stesso, e il sole, e il cielo, e le montagne. E subito pensa che sia un peccato non conoscere quel posto, si ripromette di raccontarlo agli amici. Poi però se ne dimentica fino alla prossima occasione.
La stessa cosa a volte capita anche nella vita.”
---
“Spalanco le finestre. Si rovescia nella stanza una corrente d’aria fresca. Nella chiarissima penombra azzurra osservo gli studi e gli schizzi per il quadro che ho iniziato. Ce ne sono molti: molte volte ho ricominciato tutto da capo. Ma è ancora presto per dare un giudizio generale sul quadro. Non ho ancora trovato l’essenziale… Cammino nel silenzio prima dell’alba e continuo a pensare, a pensare… È così ogni volta. E ogni volta mi convinco del fatto che il mio quadro non sia ancora altro che un abbozzo.
Ma voglio comunque parlare con voi della mia opera non ancora compiuta. Voglio chiedere il vostro consiglio. Voi, naturalmente, avete già immaginato che il mio quadro sarà dedicato al primo maestro del nostro villaggio, al primo comunista, al vecchio Djujšen.
Ma io ancora non so se riuscirò a rendere attraverso i colori quella vita difficile, densa di lotta, i destini multiformi e gli umani dolori che ne hanno fatto parte. Non devo rovesciare questa tazza piena fino all’orlo, devo riuscire a portarla fino a voi, miei contemporanei, ma come farò?”

Nessun commento:
Posta un commento