Ransom Riggs
trad. Ilaria Katerinov
Rizzoli, 2017
Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Su "Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali", è basato l'omonimo film, prodotto dalla Twentieth Century Fox, scritto e diretto da Tim Burton.
Citazioni:
“Ci aggrappiamo alle favole finché il prezzo da pagare per le nostre illusioni diventa troppo alto.”
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“Il modo più semplice per mentire è omettere dettagli anziché inventarli.”
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“A volte uno ha semplicemente bisogno di varcare una soglia.”
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“Quando qualcuno si rifiuta di farti entrare, a un certo punto smetti di bussare.”
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“Un tempo sognavo di sfuggire a una vita noiosa, ma in realtà non lo è mai stata. Non avevo notato quanto fosse straordinaria.”
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“Però quelli non erano i mostri che può immaginare un bambino di sette anni, con i tentacoli e la carne putrefatta: avevano un volto umano, uniformi inamidate e la croce uncinata sul petto. Mostri così ordinari che non capisci cosa sono davvero finché non è troppo tardi.”
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“Non arrivai lontano, feci giusto il giro del giardino camminando lentamente, guardando il cielo, di nuovo terso e costellato da un miliardo di stelle. Anche le stelle viaggiavano nel tempo. Quanti di quegli antichi puntini di luce erano gli ultimi echi di soli ormai spenti? Quante erano già nate, ma la loro luce non era ancora arrivata fino a me? Se ogni sole tranne il nostro fosse collassato quella notte, quante vite ci avremmo messo a capire di essere rimasti soli? Avevo sempre saputo che il cielo era pieno di misteri, ma soltanto ora avevo la consapevolezza di quanti ne conteneva la terra.”
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“Pensai ai miei bisnonni, morti di fame, i corpi emaciati dati in pasto ai forni, solo perché erano il bersaglio dell’odio di perfetti sconosciuti. Pensai ai bambini che vivevano in quella casa, ridotti in cenere da una bomba perché un pilota a cui non importava niente aveva premuto un pulsante.”
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“Non sapevo dare un nome a quello che stava succedendo tra noi, comunque mi piaceva. Mi sembrava stupido, fragile, bello.”
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“... e capii che andarmene non avrebbe significato, come immaginavo, togliermi un peso. Il loro ricordo era tangibile, presente, e l’avrei portato con me.”
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