Stranieri a Samoa. Racconti dei Mari del Sud
Ambrogio Borsani
Neri Pozza, 2006
Dal Settecento ai giorni nostri molti spiriti inquieti si sono affidati all'idea di un Eden nascosto nelle isole del Pacifico, alimentando storie e leggende senza fine. Accade così, ad esempio, sulle isole Samoa, dove si avventurarono figure davvero straordinarie. Stevenson vi pose fine ai suoi inquieti spostamenti e mise su casa, abitando l'altrove che aveva sempre immaginato. Maugham vi giunse come agente segreto, ma in realtà intendeva spiare i segreti dell'animo umano. Schwob, infelice pellegrino delle lettere, vi portò a spasso le sue malattie. Ambrogio Borsani ha viaggiato attraverso le Samoa riportando queste storie cresciute come frutti prodigiosi in una lontana stagione di magie.
Incipit:
“Avvolto dalla notte tropicale la Manapouri scivola sulle acque del Pacifico verso Upolu. Un gruppo di passeggeri si prepara a dormire sul ponte della nave, sotto le stelle. Si sono imbarcati a Suva, nelle Figi, ora tornano a Samoa. Qualcuno stende un telo colorato, altri una stuoia. Hanno ampie borse e gabbie di legno con pappagalli verdi e viola. Gli uomini si mettono a cantare melodie lente, dolcissime, le donne accennano qualche movimento di danza. I suoni si perdono nel vento, sopra le onde dell’oceano. In alto il cielo è affollato. Nel gruppo si accendono piccole stelle rosse sulla punta di sigarette avvolte in foglie di banano. La luna galleggia in un mare di scintille.
È la notte del 30 dicembre 1901, ma le date dicono poco a queste latitudini. Le albe e i tramonti mantengono sempre la stessa distanza, il clima varia in una fascia ristretta di oscillazioni.
Seduto tra i viaggiatori indigeni c’è un francese gracile, malaticcio. Non sembra il tipo da passare le notti sui ponti delle navi, infatti più tardi scenderà nella sua cabina. I passeggeri di Samoa hanno saputo che è uno scrittore e lo chiamano Tusitala, raccontatore di storie.”
Citazione:
“Ora Stevenson è morto da sette anni, ma lui vuole vedere almeno i luoghi dove il grande Tusitala è vissuto, ha sognato, è stato sepolto.
Il pellegrinaggio ha un senso più profondo della semplice curiosità geografica. Andare nei territori dell’autore significa scendere così in profondità nell'opera da uscirne dall'altra parte. È come entrare nel suo corpo. Il pellegrinaggio è il desiderio, la presunzione, la patologia di sentire come l’autore. Di provare sulla pelle lo stesso sole, la stessa pioggia, lo stesso vento che ha sentito lui. Di vedere gli stessi muri, gli stessi fiori, gli stessi orizzonti che hanno visto i suoi occhi.”
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