Yokomizo Seishi
trad. Francesco Vitucci
Sellerio Editore Palermo, 2019
Un enigma della camera chiusa. Doppio omicidio nella dépendance della grande magione degli Ichiyanagi, ricchi e influenti possidenti. Il primogenito Kenzō, assieme alla giovane moglie, è ritrovato sgozzato, immersi i due corpi in un lago di sangue, nello stesso giorno delle nozze. L'ambiente dove è avvenuto il delitto è ermeticamente chiuso dall'interno, e l'arma del delitto, una spada tradizionale giapponese, giace a terra fuori dalla porta. Un brivido di terrore in più, che raggela gli abitanti della dimora, viene dal suono inspiegabile, nelle tardissime ore della notte, di un antico strumento a corde, il koto (il narratore della vicenda si riferisce ad essa come al «caso del koto stregato»). E nei dintorni si aggira uno strano personaggio, il viso sfregiato e solo tre dita nella mano, le cui impronte si trovano dappertutto. Yokomizo Seishi, massimo esponente del crime nipponico, attivissimo nei decenni di metà secolo scorso nell'epoca d'oro del giallo deduttivo, aveva una passione per il sottogenere della camera chiusa, tanto da essere soprannominato il «John Dickson Carr giapponese». In comune con il suo omologo anglosassone, aveva la capacità di tinteggiare le atmosfere di un terrore che sfiorava il soprannaturale, oltre al talento di ideare «miracoli criminali». Gli ingredienti essenziali di questo sottogenere sono tre. La tensione del mistero inspiegabile che si scioglie con la scoperta del geniale marchingegno dell'assassino. L'ambientazione suggestiva: come è appunto quella inusuale, tenebrosa, alquanto esotica del mondo dei grandi ex feudatari nipponici. E infine il fascino del bizzarro investigatore: e quello di Yokomizo Seishi, il detective privato Kindaichi Kōsuke, è giovanissimo, un ventenne, di piccola statura, trasandato nel vestire quasi oltre la decenza, presuntuoso a rasentare lo sprezzo.
Citazioni:
“È strano. Ma quando la gente scopre che sono un autore di romanzi gialli, sembra che avverta un bisogno irrefrenabile di condividere con me tutti i particolari dei delitti di cui è a conoscenza.”
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“I romanzi non c’entrano con la realtà. Nei gialli l’assassino si nasconde sempre tra i personaggi della storia, mentre nel mondo reale questo non accade.”
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“Kenzō rimase silente davanti agli attacchi che provenivano dalla famiglia, non accennò nemmeno una reazione. L’acqua, si sa, vince sempre sul fuoco. E così, col passare del tempo, agli oppositori venne meno il fiato. Le loro voci si affievolirono. I loro passi si fecero incerti. E con un amaro sorriso stampato sul volto alzarono tutti le mani dovendo ammettere la propria sconfitta.”

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