lunedì 5 dicembre 2022

Amrita - Banana Yoshimoto

Amrita
Banana Yoshimoto
trad. Giorgio Amitrano
Feltrinelli, 2002

"Amrita" è un romanzo di grande respiro. Narra della piuttosto insolita famiglia di Sakumi, di cui fanno parte la madre, con il suo compagno molto più giovane, il fratellastro undicenne Yoshio, una cugina e un'amica. Su tutti loro pesa il ricordo di una sorella morta in un incidente stradale mentre guidava sotto l'effetto di alcol e barbiturici. Con lei Sakumi intrattiene un muto dialogo, che costituisce uno dei molti fili della narrazione. Una narrazione composta di tante voci che l'autrice scava, indagando percezioni del reale diverse da quelle usuali. Ora investigando nei labirinti della mente, ora investigando le alterazioni della coscienza dei diversi personaggi. Si tratta di una scoperta del mistero e della profondità che consente a Banana Yoshimoto di illuminare in modo sottile la dimensione magica dell'esistenza e, insieme, di ampliare i confini delle abituali tematiche di amore, amicizia, morte, solitudine, senza perdere la freschezza, la grazia e la leggerezza di una narrazione che parla direttamente al cuore.


Citazioni:

Se non si vive a lungo sotto lo stesso tetto, anche se ci sono legami di sangue, questi si fanno sempre più deboli, come un paesaggio molto amato che indietreggia nella memoria.

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Ma in fondo chi può dire quando e che origine abbiano queste cose e dove conducano? Una persona sorride mentre il suo cuore, segretamente, si consuma. E finisce rapidamente per essere divorato.

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L’amore non è fatto di forme, o di parole, è una condizione.

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Sentivo che la mia solitudine era una parte del mio universo, e non una patologia da eliminare.

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A parole si possono dire le cose piú grandi, ma è inutile dire agli altri quello che non saremmo capaci di fare noi stessi.

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Sulla spiaggia l'uomo è poeta. Perché il mare è sempre il venti per cento più grande di come lo si era immaginato.

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Quando si ha qualcosa da perdere, si comincia ad avere paura. Ma la felicità è questo. Conoscere il valore di quello che possediamo.

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Avrei voluto scrivere quel sogno in ogni particolare, sigillarlo, e conservarlo con cura per l’eternità. E invece no.
La bellezza è prendere qualcosa nelle mani, e poi lasciarla andare. Non si possono afferrare con forza il mare e il sorriso degli amici che se ne vanno lontano.



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