Gunnar Gunnarsson
trad. Maria Valeria D'Avino
Iperborea, 2016
Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d'Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell'inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull'aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell'inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l'immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell'esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana. Nella sua semplicità evocativa, Il pastore d'Islanda è il racconto di un'avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell'uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi. Esce per la prima volta in Italia un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo e sembra aver ispirato Hemingway per Il vecchio e il mare, considerato in Islanda il vero canto di Natale.
Citazioni:
“Una piccola consolazione è che, se tutto va bene, sarà sepolto qui e rimarrà ancorato alla terra per sempre. Dall’aldilà spera di avere una bella vista sul suo villaggio, impossibile immaginare nulla di diverso.”
---
“Una candela accesa li aspettava dietro la porta della fattoria. Per un po’ aveva brillato solo per se stessa. Una candela solitaria è quasi come una persona, un’anima abbandonata al dubbio, che inaspettatamente si trasforma quando qualcuno si avvicina, quando non è più sola. Così anche quella candela. Come i tre uomini entrarono dalla porta, lei non fu più sola e abbandonata, a un tratto aveva un servizio da rendere, un compito da assolvere.”
---
“È un atto di compassione verso la luce, non lasciare che si consumi invano, meglio riaccenderla quando ce n’è bisogno. Inoltre è un risparmio.”
---
“Anche se gridavano, il vento strappava loro le parole di bocca e le scagliava sulle colline, trafitte dai proiettili aguzzi del nevischio.”
---
“Quel viaggio era come una poesia, con rime e parole magnifiche che restavano nel sangue. E come una poesia, col tempo s’imparava a memoria e poi si sentiva il bisogno di tornare, per accertarsi che nulla fosse cambiato. E così era: tutto era ancora estraneo e inaccessibile, eppure familiare e inevitabile.”

Nessun commento:
Posta un commento