martedì 14 gennaio 2025

Atti umani - Han Kang

Atti umani

Han Kang
Adelphi, 2017

Una palestra comunale, decine di cadaveri che saturano l’aria di un «orribile tanfo putrido». Siamo a Gwangju, in Corea del Sud, nel maggio 1980: dopo il colpo di Stato di Chun Doo-hwan, in tutto il paese vige la legge marziale. Quando i militari hanno aperto il fuoco su un corteo di protesta è iniziata l’insurrezione, seguita da brutali rappresaglie; Atti umani è il coro polifonico dei vivi e dei morti di una carneficina mai veramente narrata in Occidente. Conosciamo il quindicenne Dong-ho, alla ricerca di un amico scomparso; Eun-sook, la redattrice che ha assaggiato il «rullo inchiostratore» della censura e i «sette schiaffi» di un interrogatorio; l’anonimo prigioniero che ha avuto la sfortuna di sopravvivere; la giovane operaia calpestata a sangue da un poliziotto in borghese. Dopo il massacro, ancora anni di carcere, sevizie, delazioni, dinieghi; al volgere del millennio stentate aperture, parziali ammissioni, tardive commemorazioni. Han Kang, con il terso, spietato lirismo della sua scrittura, scruta tante vite dilaniate, racconta oggi l’indicibile, le laceranti dissonanze di un passato che si voleva cancellato. 

Citazioni:

All'improvviso ti viene da chiederti: quando il corpo muore, che cosa succede all'anima? Per quanto tempo indugia accanto alla sua vecchia casa?

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Era anche strano vedere la Taegukgi, la bandiera nazionale, stesa e legata saldamente a ogni bara. Perché cantare l’inno nazionale per delle persone che erano state uccise dai soldati? Perché coprire la bara con la Taegukgi? Come se non fosse stata la nazione stessa ad ammazzarli.

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Un’anima non ha un corpo, quindi come può guardarci?

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Pensava di avere accettato l'idea di morire, eppure c'era qualcosa della morte in se' che ancora la turbava: le varie forme che poteva assumere.

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Come se le gocce di pioggia sospese nell'aria, trattenendo il respiro prima del tuffo, fossero sul punto di cadere come un tremito, scintillanti come gioielli.

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È vero che gli uomini sono fondamentalmente crudeli? L’esperienza della crudeltà è l’unica cosa che ci accomuna come specie? La dignità a cui ci aggrappiamo non è altro che un’autoillusione, un modo per nasconderci questa unica verità – che ciascuno di noi può essere ridotto a un insetto, a una bestia rapace, a un ammasso di carne? Può farsi degradare, distruggere, massacrare...
È questo il destino ultimo del genere umano, un destino che la storia ha confermato come qualcosa di ineluttabile?

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Il lavoro è una garanzia di solitudine. Grazie alla tua vita solitaria, il ritmo regolare di lunghe ore lavorative seguite da brevi pause di riposo ti aiuta a superare le giornate, senza lasciarti il tempo di temere l'oscurità al di là del cerchio di luce.
 
 
 

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