Shion Miura
trad. Gianluca Coci
Einaudi, 2018
Dopo oltre trent'anni di lavoro in una redazione Araki Kohei riesce ancora a stupirsi di fronte a un termine raro. Ritirarsi e passare il testimone è il suo ultimo compito, e forse il piú duro. Majime Mitsuya è timido, trasandato, la testa costantemente tra le nuvole. Araki però vede in lui il suo successore naturale. Del resto, Majime ha una sola passione, la lingua giapponese. O almeno cosí è stato fino a quando, complice Tora, il suo gatto e unico amico, non ha conosciuto Kaguya, la nipote della sua padrona di casa. Da allora, non fa che pensare a lei, al punto da indirizzarle una lettera d'amore: la piú goffa mai scritta, ma anche la piú toccante.
Incipit:
“Araki Kohei aveva dedicato ai dizionari la sua intera vita lavorativa e non solo. Le parole lo avevano sempre affascinato, fin da bambino. Cane, tanto per citarne una: inu, che in giapponese può significare anche «non esserci». «Eppure il cane è sempre lì, basta solo nominarlo, ah ah ah!»… Era una delle tipiche battute che Araki si inventava tutti i giorni, roba da vecchi bacucchi che oggi farebbe storcere il naso a qualsiasi giovane impiegata. Le escogitava fin dai tempi della scuola, si divertiva a giocare con le parole già da piccolo e ne traeva un invincibile piacere.”
Citazioni:
“Lo sai perché abbiamo deciso di chiamare il nostro nuovo dizionario La grande traversata? Un dizionario è una nave che attraversa il mare delle parole, - disse Araki, come se stesse mettendo a nudo la propria anima. - Le persone salgono a bordo e raccolgono i minuscoli punti di luce che galleggiano sulla superficie scura delle onde. Lo fanno per rivelare agli altri i propri pensieri con la massima chiarezza possibile, usando i termini migliori. Senza i dizionari non potremmo che indugiare impauriti al cospetto della vastità di oceani infiniti.”
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“Non era in grado di comunicare con le persone, ma con i libri riusciva a fare qualunque cosa, persino a viaggiare in posti lontani e a immergersi in lunghe e tranquille conversazioni.”
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“Lungo la via verso la sede di Genubu shobo, il professore adorava dare un'occhiata alle tante librerie dell'usato dalle parti di Jinbocho e scovare le prime edizioni di romanzi vecchi e nuovi. il suo scopo principale, se non addirittura l'unico, era leggere quei libri non per semplice diletto, ma per individuare frasi interessanti da utilizzare come esempi. In un dizionario, segnalare la prima occorrenza assoluta di una determinata parola o espressione in opere narrative e altri scritti degni di nota era cruciale, contribuiva a incrementare la qualità e il prestigio dell'intero lavoro. Collezionare le prime edizioni di romanzi famosi era diventata molto presto un'abitudine per lui, una parte imprescindibile della sua ricerca infinita.”
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“Finché sei vivo, anche se mangi a crepapelle ti verrà di nuovo fame. E cosí le parole: anche se riuscirai a metterle momentaneamente in gabbia, si disperderanno di nuovo come fantasmi nel vuoto.”
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“Anche i migliori dizionari sono destinati a invecchiare e diventare quasi inservibili. Le parole sono entità viventi.”
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“Piú si ha a cuore un progetto e piú si spera che anche gli altri diano il massimo. È come quando si ama qualcuno: si desidera essere ricambiati con la stessa passione ed energia.”
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“Richieste e aspettative troppo alte si trasformano spesso in veleno. E tu stesso resterai molto deluso quando ti renderai conto di non poter avere quello che cercavi. Finirai stremato, rassegnato e solo, incapace di avere fiducia negli altri.”
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“Noi esseri umani non siamo fatti per lavorare solo per il denaro.”
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“Se ci fosse di mezzo del denaro pubblico, stai sicuro che le autorità avanzerebbero la pretesa di interferire sul contenuto dei nostri dizionari. Non ci penserebbero due volte e pretenderebbero di dettare legge. Essendo in gioco la questione del prestigio nazionale, ridurrebbero la lingua a uno strumento di potere, a un modo per sostenere la supremazia dello Stato. [...] Le parole e il cuore di noi uomini che le creiamo sono assolutamente liberi dal potere e dall’influenza delle autorità.”






