lunedì 21 novembre 2022

Kitchen - Banana Yoshimoto

Kitchen
Banana Yoshimoto
trad. Giorgio Amitrano
Feltrinelli, 1993
"Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina...". Così comincia il romanzo di Banana Yoshimoto, "Kitchen". Le cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, e rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la famiglia si può non solo scegliere, ma anche inventare. Così il padre del giovane amico Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all'attenzione del pubblico italiano mostrando un'immagine insolita del Giappone, con un linguaggio fresco e originale, quasi una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.


Citazioni:

Era il figlio maggiore di una famiglia numerosa, e senza saperlo portava con sè‚ da casa sua qualcosa di allegro, che mi dava calore.

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Nella torta di carote che avevo fatto tante volte in modo da imparare il procedimento a memoria erano entrati anche frammenti del mio spirito.

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Anche chi ama prima o poi dovrà morire. Però intanto è vivo.

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Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo.

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La strada è sempre decisa, non però in senso fatalistico. Sono il nostro continuo respirare, gli sguardi, i giorni che si succedono a deciderla naturalmente.

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Nel flusso indefinito del tempo e degli stati d'animo, gran parte della storia è incisa nei sensi. E cose di nessuna importanza, insostituibili, ritornano così all'improvviso, in un caffè d'inverno.

domenica 20 novembre 2022

Vincoli. Alle origini di Holt - Kent Haruf

Vincoli. Alle origini di Holt
Kent Haruf
trad. Fabio Cremonesi
NN Editore, 2018

Con Vincoli si torna a Holt, anzi si va alle origini di Holt, a cavallo tra Ottocento e Novecento nel primo romanzo che ha imposto Haruf all’attenzione del pubblico americano. Un viaggio nella storia di una famiglia delle pianure americane, narrata dalla voce della loro vicina, Sanders Roscoe. Un romanzo corale e travolgente, intenso e poetico, con cui Haruf inizia il suo viaggio nell’America rurale, teatro delle sofferenze e metafora della tenacia dello spirito umano, anticipando tutti gli elementi che rendono unica la sua poetica.

 
 
 
 
Citazioni:

Si potrebbe dire che a quei due capitò una sorta di seconda infanzia – però non sarebbe esatto. Non puoi avere una seconda volta se la prima non c’è stata.

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Ecco, non pretendo che un periodo di appena sei anni sia anche solo vagamente sufficiente. Ma immagino che se ti viene concesso questo e nient'altro, allora i sei anni te li devi far bastare. Alla fine questo ebbe Edith Goodnough: sei anni di quello che si potrebbe chiamare divertimento. O bei momenti. O meglio, la semplice, intensa, magnifica bellezza del sentirsi vivi giorno dopo giorno, quando di sera vai a dormire nella calda oscurità, soddisfatto del tuo angolo di mondo, e poi ti svegli al mattino ancora soddisfatto e ne sei ben consapevole mentre resti sdraiato per un po' ad ascoltare in pace il richiamo delle tortore dagli olmi e dai fili del telefono, finché al pensiero di un caffé nero finalmente decidi di alzarti dal letto, scendere le scale e andare in cucina, ai fornelli, per ricominciare tutto daccapo con piacere, addirittura con impazienza.
 
 
 

sabato 19 novembre 2022

La cattedrale del mare - Ildefonso Falcones

La cattedrale del mare
Ildefonso Falcones
trad. Roberta Bovaia
TEA, 2009

Barcellona, XIV secolo. Nel cuore dell'umile quartiere della Ribera gli occhi curiosi del piccolo Arnau sono catturati dalle maestose mura di una grande chiesa in costruzione. Un incontro decisivo, poiché la storia di Santa Maria del Mar sarà il cardine delle tormentate vicende della sua esistenza. Figlio di un servo fuggiasco, nella capitale catalana Arnau trova rifugio e quella sospirata libertà che a tutt'oggi incarna lo spirito di Barcellona, all'epoca in pieno fermento: i vecchi istituti feudali sono al tramonto mentre mercanti e banchieri sono in ascesa, sempre più influenti nel determinare le sorti della città, impegnata in aspre battaglie per il controllo dei mari. Intanto l'azione dell'Inquisizione minaccia la non facile convivenza fra cristiani, musulmani ed ebrei? Personaggio di inusuale tempra e umanità, Arnau non esita a dedicarsi con entusiasmo al grande progetto della «cattedrale del popolo». E all'ombra di quelle torri gotiche dovrà lottare contro fame, ingiustizie e tradimenti, barriere religiose, guerre, peste, commerci ignobili e indomabili passioni, ma soprattutto per un amore che i pregiudizi del tempo vorrebbero condannare alle brume del sogno' Un'opera in cui avventura e sentimento si uniscono al romanzo di una città, protagonista anch'essa di una straordinaria vicenda corale, restituita nella drammaticità dei suoi momenti cruciali come nella sua vivacissima quotidianità, in un'ambientazione capace di ricreare, con limpidezza superiore alla penna di uno storico, luci e ombre di un Medioevo di ineguagliabile fascino.

Citazioni:

La mente dell'uomo è contorta e in genere lo spinge a credere sempre alla peggiore delle ipotesi.

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Non ti fidare mai di chi dice di servire Dio. Ti parleranno con serenità e buone parole, così colte che non riuscirai a capire. Cercheranno di convincerti con argomentazioni che solo loro sanno imbastire per catturare la tua ragione e la tua coscienza. Ti si presenteranno come uomini buoni e affermeranno di volerci salvare dal male e dalla tentazione, ma in realtà la loro opinione sul nostro conto è scritta e tutti loro, come i soldati di Cristo che sono, seguono fedelmente quanto trovano nei libri.

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Questa è la chiesa della gente, figlio mio. Molti uomini hanno dato la vita per essa e il loro nome non figura da nessuna parte.

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Aveva trattato ogni genere di merce - stoffe, spezie, cereali, animali, navi, oro e argento - e conosceva il prezzo degli schiavi, ma quanto valeva un amico?


venerdì 18 novembre 2022

L'acqua più dolce del mondo - Jamil Ahmad


L'acqua più dolce del mondo

Jamil Ahmad
trad. Aurelia Martelli
Bollati Boringhieri, 2014 

Era il 1893, quando Sir Henry Mortimer Durand tracciò con un bastone una riga sulla sabbia del deserto per segnare il confine tra l'Afghanistan e l'allora India nordoccidentale, ora diventata Pakistan: uno dei tanti lungimiranti interventi britannici forieri di ogni genere di disastro. E disastri verranno in quel territorio. Oltre a quelli noti, come l'invasione sovietica e l'attacco americano, ci sono quelli che Ahmad racconta qui, in forma di romanzo. La narrazione comincia negli anni Cinquanta, e finisce una ventina d'anni dopo. A condurre il lettore attraverso le incredibili vicissitudini delle tribù locali, per lo più nomadi, costrette dalle guerre e dall'avanzare della modernità a perire per mancanza di cibo e acqua, a raccontarci le loro storie, le loro affascinanti leggende e l'imperscrutabile saggezza di cui sono portatrici, è un bambino, Tor Baz, "il falco nero". Tor Baz nasce sotto il più infausto degli auspici: figlio di una donna colpevole di adulterio, viene alla luce in un avamposto militare nel deserto dove la madre ha trovato rifugio insieme al padre. Quando il piccolo ha sei anni, arriva un drappello di guerrieri guidato dal nonno materno, deciso a vendicare l'onore offeso uccidendo la figlia e il suo amante. Non ha però il coraggio di uccidere anche il piccolo, che vagherà fino all'età adulta da una tribù all'altra, da una figura paterna all'altra, conducendo anche il lettore nei recessi più oscuri del territorio e in quelli più misteriosi delle anime che lo popolano.
 
 
Incipit:

Remoto e isolato, come sono tali presidi, questo incute particolare timore. Niente abitazioni nel raggio di chilometri, niente vegetazione, a parte poche, sparute palme da dattero traballanti e rinsecchite che si tengono su l’un l’altra, niente acqua, salvo un rivoletto tra le rocce incrostate di sale che di tanto in tanto però si secca, manifestando una certa ostilità.

 
Citazioni:

Eppure, la terra – la loro terra – si era adoperata affinché bellezza e colore non venissero cancellati del tutto dalle loro vite. Con mille e più tonalità di grigio e di marrone aveva tinteggiato le colline, la sabbia, le dune. C’erano inoltre le sfumature impercettibilmente cangianti del nero delle notti e della luce dei giorni, e i colori accesi dei piccoli fiori del deserto nascosti in mezzo ai cespugli polverosi, delle spire dei serpenti e dei guizzi delle lucertole che correvano a infilarsi sotto la sabbia.

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In un angolo c’era l’uomo che lavorava a maglia, sferruzzando senza sosta; lì vicino tre uomini si passavano il narghilè, altri quattro sedevano intorno a un braciere e chiacchieravano a voce bassa mentre facevano girare una scatolina di tabacco da masticare. Sul coperchio c’era uno specchietto che catturava il chiarore delle lampade e lo rifletteva sulle pareti in mille gocce impazzite di luce. Altri uomini si erano messi intorno al mio braciere.

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È una sensazione difficile da spiegare, non c’è nulla di razionale. Mettiamola in questo modo: ho sempre sentito di dover conoscere il popolo di mio padre e la terra da cui è arrivato per poter capire chi sono veramente.



 

giovedì 17 novembre 2022

Dracula - Bram Stoker

Dracula
Bram Stoker
trad. Francesco Saba Sardi
Mondadori, 2016
 
In Transilvania per concludere la vendita di una casa londinese al Conte Dracula, discendente di un'antichissima casata locale, il giovane agente immobiliare Jonathan Harker scopre che il suo cliente è una creatura di mistero e orrore... Dracula, archetipo delle infinite storie di vampiri narrate dalla letteratura e dal cinema, mette in scena l'eterna lotta tra il Bene e il Male, ma anche tra la ragione e l'istinto, tra le pulsioni più inconfessabili e il perbenismo non solo vittoriano. Una storia scaturita dall'inconscio ed entrata in tutti i nostri incubi.
 
 
 
 
Citazioni:
 
Perché la vita, tutto sommato, è solo un aspettare qualcos’altro rispetto a quello che stiamo facendo, e la morte è l’unica cosa su cui possiamo contare senz’altro.
 
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Nessuno che non abbia sofferto le pene di una notte può sapere quanto dolce sia il mattino al suo cuore e ai suoi occhi.
 
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A noi nobili della Transilvania non piace pensare che le nostre ossa riposino fra quelle dei comuni mortali.
 
 

mercoledì 16 novembre 2022

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij

Le notti bianche
Fëdor Dostoevskij
trad. Caterina Garzonio
Giunti, 2018

Un giovane uomo, di cui non conosciamo il nome, vive isolato e non ha amicizie. Durante una passeggiata notturna sul lungofiume incontra Nesten'ka, una ragazza di diciassette anni. L'uomo è un sognatore, un solitario, distaccato dal mondo in cui vive, e questo incontro fa nascere in lui per la prima volta un sentimento reale. Le notti bianche di San Pietroburgo, in cui la luce non sembra mai tramontare, fanno da sfondo alla loro sofferta storia d'amore, un breve risveglio nel vuoto di un'esistenza non vissuta.


 
Incipit:

Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo così potessero vivere uomini irascibili ed irosi.


Citazioni:

Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni.

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Quanto più siamo infelici, tanto più profondamente sentiamo l'infelicità degli altri; il sentimento non si frantuma, ma si concentra...

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Il sognatore, se serve una definizione precisa, non è un uomo ma, sapete, una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un angolino inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo angolino, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell'animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa.



martedì 15 novembre 2022

Il condominio - James Graham Ballard

Il condominio
James Graham Ballard
trad. Paolo Lagorio
Feltrinelli, 201
 
Un elegante condominio in una zona residenziale, costruito secondo le più avanzate tecnologie, è in grado di garantire l'isolamento ai suoi residenti ma si dimostrerà incapace di difenderli. Il grattacielo londinese di vetro e cemento, alto quaranta piani e dotato di mille appartamenti, è il teatro della generale ricaduta nella barbarie di un'intera classe sociale emergente. Viene a mancare l'elettricità ed è la fine della civiltà, la metamorfosi da paradiso a inferno, la nascita di clan rivali, il via libera a massacri e violenza. Il condominio, con i piani inferiori destinati alle classi inferiori, e dove via via che si sale in altezza si sale di gerarchia sociale, si trasforma in una prigione per i condomini che, costretti a lottare per sopravvivere, danno libero sfogo a un'incontenibile e primordiale ferocia.
 
 
Incipit:
 
Era trascorso qualche tempo e, seduto sul balcone a mangiare il cane, il dottor Robert Laing rifletteva sui singolari avvenimenti verificatisi in quell'immenso condominio, nei tre mesi precedenti. Ora che tutto era tornato alla normalità, si rendeva conto con sorpresa che non c'era stato un inizio evidente, un momento al di là del quale le loro vite erano entrate in una dimensione chiaramente più sinistra. Con i suoi quaranta piani e le migliaia di appartamenti, il supermarket e le piscine, la banca e la scuola materna - ora in stato di abbandono, per la verità - il grattacielo poteva offrire occasioni di scontro e violenza in abbondanza.
 
 
Citazioni:
 
Più che un'architettura abitativa, rifletteva, sembrava il diagramma inconscio di un misterioso accadimento psichico.
 
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Il grattacielo aveva creato una nuova tipologia sociale, una personalità fredda e antiemozionale, insensibile alle pressioni psicologiche della vita di condominio, con esigenze minimali in fatto di privacy e capace di prosperare, come una macchina di nuova generazione, nell'atmosfera neutra. Era il genere di abitante che si accontentava di restare seduto nel suo carissimo appartamento a guardare la televisione senza audio, aspettando che i suoi vicini commettessero un errore.
 
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Sostanzialmente, le scritte murali riflettevano l'intelligenza e la cultura degli inquilini.
 
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La sua determinazione a realizzare il documentario aveva una forte motivazione personale, faceva parte di un tentativo calcolato di venire a patti con il palazzo, accettare la sfida fisica che gli proponeva e poi dominarlo.
 
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Dal balcone studiò le imponenti sagome alla Alcatraz dei grattacieli vicini. Il materiale visuale e sociologico che si poteva tirar fuori da quegli edifici era praticamente illimitato.
 
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«Un basso indice di criminalità, dottore,» gli aveva detto lei amabilmente, «è il segno più certo di una carenza di socializzazione.»
 
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Anche il disfacimento del grattacielo era un modello del mondo in cui sarebbero vissuti in futuro. Era uno scenario post-tecnologico, dove ogni cosa o era in abbandono o, più ambiguamente rivista secondo modalità inaspettate e più significative.