Kitchen
Banana Yoshimoto
trad. Giorgio Amitrano
Feltrinelli, 1993
"Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina...". Così comincia il romanzo di Banana Yoshimoto, "Kitchen". Le cucine, nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, e rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la famiglia si può non solo scegliere, ma anche inventare. Così il padre del giovane amico Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all'attenzione del pubblico italiano mostrando un'immagine insolita del Giappone, con un linguaggio fresco e originale, quasi una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.
Citazioni:
“Era il figlio maggiore di una famiglia numerosa, e senza saperlo portava con sè‚ da casa sua qualcosa di allegro, che mi dava calore.”
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“Nella torta di carote che avevo fatto tante volte in modo da imparare il procedimento a memoria erano entrati anche frammenti del mio spirito.”
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“Anche chi ama prima o poi dovrà morire. Però intanto è vivo.”
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“Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo.”
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“La strada è sempre decisa, non però in senso fatalistico. Sono il nostro continuo respirare, gli sguardi, i giorni che si succedono a deciderla naturalmente.”
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“Nel flusso indefinito del tempo e degli stati d'animo, gran parte della storia è incisa nei sensi. E cose di nessuna importanza, insostituibili, ritornano così all'improvviso, in un caffè d'inverno.”

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