Ransom Riggs
trad. Aurelia Di Meo
Rizzoli, 2016
Chi è Jacob Portman? Un ragazzo qualunque finito dentro un'avventura più grande di lui, o un predestinato, uno Speciale dai poteri prodigiosi, cacciatore di mostri terrificanti? Nessuno conosce la verità. L'unica cosa certa è che sembrano trascorsi secoli dal giorno in cui la misteriosa morte del nonno lo ha spinto a indagare sul passato della sua famiglia, catapultandolo sull'isoletta di Cairnholm, al largo delle coste gallesi. È qui che si imbatte nella bizzarra e affascinante combriccola degli Speciali: creature dotate di curiosi e irripetibili poteri, membri superstiti di una stirpe meravigliosa, costretti, per sfuggire alla persecuzione di un mondo ottusamente normale, ad affidarsi alle inflessibili cure di Miss Peregrine, la donna-uccello in grado di manomettere il tempo. Ma ora che Miss Peregrine è ferita e non riesce a recuperare le proprie sembianze umane, i ragazzi speciali e Jacob dovranno vedersela da soli con chi minaccia di distruggerli, e così abbandonare l'eterno presente in cui hanno vissuto per avventurarsi nel mondo reale. "Hollow City" è il secondo volume della trilogia di Miss Peregrine.
Citazioni:
“Sono nato il giorno di Halloween e, fino a quando ho compiuto otto anni, i miei genitori mi hanno fatto credere che le caramelle che la gente mi dava per “dolcetto o scherzetto” fossero regali di compleanno.”
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“Non si tratta di destino - dissi - ma credo che nel mondo esista un equilibrio, e che di tanto in tanto forze a noi sconosciute intervengano per raddrizzare l’ago della bilancia.”
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“In fondo, quella vita Speciale era ciò che avevo sempre voluto. Era strano, però, che si potesse vivere i propri sogni e insieme i propri incubi.”
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“Piovono bombe e noi leggiamo favole.”
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“E i bombardieri illuminavano la lista degli orrori sganciando bagliori che brillavano come i flash di mille macchine fotografiche. Come a dire: Guardate cos’abbiamo fatto.”
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“Avrei voluto dirle che non poteva sentirsi sempre in colpa e che ridere non peggiorava la situazione, proprio come piangere non l’avrebbe migliorata. Che ridere non significa fregarsene o dimenticare, vuol dire semplicemente essere umani.”
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“L’incognito aveva un che di romantico ma, quando veniva scoperto e catalogato, un luogo perdeva il suo fascino e si spogliava del suo mistero, trasformandosi nell’ennesimo dato polveroso in un libro. In fondo, forse era meglio lasciare qualche zona d’ombra sulla mappa. Permettere al mondo di conservare un po’ della sua magia, anziché costringerlo a rivelare ogni segreto.
Forse, di tanto in tanto, era meglio immaginare.”
Forse, di tanto in tanto, era meglio immaginare.”

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