martedì 25 febbraio 2025

Ciò che resta delle tenebre - Claudia D'Auria

 
Ciò che resta delle tenebre
Loki e Sigyn: inganno e fedeltà
autore: Claudia D'Auria
edizione: Spirito Libero Edizioni, 2025
 
 
Loki, l’astuto e cinico dio dell’inganno, deve eseguire il volere di Odino e punire gli uomini che stanno tradendo l'antico credo. Il crepuscolo degli dèi incombe. Un fantasy basato sulla mitologia norrena che racconta, per la prima volta, dell’epica storia d'amore tra il dio dell'inganno Loki e la futura dea della fedeltà Sigyn. Sullo sfondo della storia l’autrice tratteggia il declino della fede nordica negli déi norreni avvenuto intorno all’anno mille. Ciò che resta delle tenebre propone tematiche come la ricerca di sé stessi e il prezzo da pagare per inseguire i propri desideri e ambizioni, anche a costo di essere emarginati per sempre dal mondo a cui si credeva di appartenere. Loki e Sigyn rappresentano due opposti: una è la fedeltà, l’altro l’inganno, eppure un sottile, ma fortissimo equilibrio li ha legati nel mito e in questo romanzo, che si interroga anche sulla complessità dei legami tra uomo e donna.
 
 Incipit:
 
Di Utgard si diceva che fosse una città perduta, posta ai confini dei Nove Mondi. Sigyn l’aveva sempre immaginata perennemente buia, il suo cielo nascosto sotto nubi scure, l’aria tagliente sferzata dal vento. Ma questa è una storia che racconta di come ogni pensiero, credenza o idea possa essere il frutto di un inganno.

Citazioni:

Dicono che gli dèi hanno smesso di ascoltarci. Ma forse siamo noi che non riusciamo più a sentirli.
 
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«E chi lo decide, cosa è oscuro e cosa no?» «Chi vince, lo decide. Le saghe, tutte le saghe, sono scritte da chi sopravvive. È la versione di una storia raccontata dai vincitori, infarcita delle menzogne che fa più comodo tramandare.»
 
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Mentiamo a noi stessi più che agli altri. Ci raccontiamo ogni giorno di essere migliori di come siamo.

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Gli dèi esistevano, ed erano crudeli, vendicativi, spietati come solo chi ha una vita lunga migliaia di anni può essere.

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No, non credo di essere libera. Ma chi di noi lo è completamente? Chi di noi non ha vincoli, doveri e promesse da mantenere? Chi di noi non ha il cuore impigliato da qualche parte?

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Ma distinguere correttamente il giusto dallo sbagliato, il bene dal male, non significa che si imboccherà la retta via.
 
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Una persona è fedele quando sceglie di non cambiare pur avendone l’opportunità.

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L’oscurità non può esistere senza la luce, l’inganno non ha senso, se non si scontra con la lealtà, il suo magnifico opposto.

domenica 16 febbraio 2025

Il conte di Montecristo - Alexandre Dumas

Il conte di Montecristo
autore: Alexandre Dumas
traduzione: Gaia Panfili
edizione: Feltrinelli, 2014
 
Da capolavoro del romanzo popolare a capolavoro del romanzo: la storia della fortuna del Conte di Montecristo si potrebbe condensare nella lenta caduta di un aggettivo. Fin dal suo primo apparire, in quella Francia degli anni quaranta dell’Ottocento che era il più fervido e convulso laboratorio delle rivoluzioni europee, la storia dell’eroe borghese Edmond Dantès, eponimo della sfortuna e dell’ingiustizia, che si trasforma in spietato giustiziere, fu accolta dalle migliaia di avidi lettori di feuilleton come la più iperbolica incarnazione dello spirito del tempo. Un romanzo travolgente e popolare nel senso migliore. Una grande, immortale storia di vendetta e misericordia.
 
 Citazioni:
 
Abbiamo sempre premura di essere felici, monsieur Danglars, giacché quando si è a lungo patito si fatica parecchio a credere alla felicità.
 
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Ho sempre avuto più timore di una penna, una boccia d’inchiostro e un foglio di carta che di una spada o una pistola.
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Non è affatto l’albero che abbandona il fiore, è il fiore che abbandona l’albero.

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Accade tutti i giorni che un giocatore perda non solo ciò che ha, ma anche ciò che non ha.
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Vi sono due sguardi: lo sguardo del corpo e lo sguardo dell’anima; lo sguardo del corpo talvolta può dimenticare, ma quello dell’anima sempre ricorda.

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Le ferite morali hanno di peculiare che si mascherano ma non si richiudono; sempre dolorose, sempre pronte a sanguinare quando le tocchiamo, permangono nel cuore vive e aperte.
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Per i cuori che hanno a lungo patito, la gioia è simile alla rugiada per le terre riarse dal sole: cuore e terra assorbono la pioggia benefica che cade, e al di fuori non traspare nulla.

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Vi sono individui che tanto hanno sofferto e non solo non sono morti, ma addirittura si sono costruiti una nuova fortuna sulle macerie di tutte le promesse di felicità che il cielo aveva loro prodigato, sulle rovine di tutte le speranze che Dio aveva loro infuso.
 
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Le donne infatti hanno istinti di una sicurezza infallibile; attraverso un’algebra che esse medesime hanno inventato, spiegano persino il meraviglioso.

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È caratteristico delle menti indebolite vedere ogni cosa come attraverso un crespo; è l’anima a forgiarsi da sé i propri orizzonti. La vostra anima è lugubre, è essa che vi forgia un cielo di tempesta.
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Solo colui che ha conosciuto l’estrema sventura è in grado di provare l’estrema felicità. Bisogna aver desiderato morire, Maximilien, per sapere quanto sia bello vivere.