domenica 9 ottobre 2022

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano - Eric-Emmanuel Schmitt

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano
Eric-Emmanuel Schmitt
trad. Alberto Bracci Testasecca
E/O, 2009

Nel breve intreccio di strade di un popolare quartiere parigino dove i nomi delle vie hanno il sapore delle favole (rue Bleue, rue de Paradis), l'adolescente Momo vive con un padre sprofondato in una silenziosa e fosca depressione. Nello stesso quartiere vive anche monsieur Ibrahim, l'unico arabo in una via "ebrea", titolare della drogheria dove Momo si reca a fare la spesa quotidiana e non esita ogni tanto a sgraffignare qualche scatoletta di conserva... "È solo un arabo, dopo tutto!" pensa Momo, e, con suo grande stupore, il vecchio Ibrahim sembra leggergli nel pensiero: "Non sono arabo, vengo dalla Mezzaluna d'Oro". Così comincia la storia d'amicizia, intessuta di ironia, candore e profonda saggezza, del ragazzo ebreo e dell'anziano "arabo" nell'incanto di un angolo di mondo nel quale le puttane sono belle e cordiali e si accontentano di un orsetto di peluche in cambio dei loro favori e dove, come portata da un sogno, compare addirittura Brigitte Bardot. Come in una favola o un apologo che non pretende di dare lezioni morali ma soltanto proporre un sogno da decifrare, i due protagonisti si incamminano verso il grande mondo, acquistano un'auto che nessuno dei due sa guidare e si dirigono verso Oriente, oltre Istanbul, verso una libertà che li fa inerpicare verso l'alto, guidati da quell'arte di sorridere alla vita racchiusa nei preziosi fiori del Corano.


Citazioni:

Grazie all'intervento di monsieur Ibrahim, nel mondo degli adulti si è aperta una crepa. Non era più lo stesso muro uniforme contro cui andavo sempre a sbattere: attraverso una fessura, una mano si tendeva verso di me.

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Quello che tu dai, Momo, è tuo per la vita; e quello che non dai è perduto per sempre!

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No, non l'autostrada Momo. Non prendiamo l'autostrada. Le autostrade, ci passi e basta, non c'è niente da vedere. Sono buone per gli imbecilli che vogliono andare il più velocemente possibile da un punto all'altro. Noi non facciamo della geometria, noi viaggiamo e basta. Trovami dei bei percorsi che ci facciano vedere bene tutto quello che c'è da vedere
Si vede che non è lei a guidare, monsieur Ibrahim!
Ascolta Momo. Se non ti va di vedere niente, prendi l'aereo come tutti.
 
 
 

 
 
 

sabato 8 ottobre 2022

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - Luis Sepúlveda


Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
Luis Sepúlveda
trad. Ilide Carmignani
Salani, 2020

Dopo essere capitata in una macchia di petrolio nelle acque del mar Nero, la gabbiana Kengah atterra in fin di vita sul balcone del gatto Zorba, al quale strappa tre promesse solenni: di non mangiare l’uovo che lei sta per deporre, di averne cura e di insegnare a volare al piccolo che nascerà. Così, alla morte di Kengah, Zorba cova l’uovo e, quando si schiude, accoglie la neonata gabbianella nella buffa e affiatata comunità felina del porto di Amburgo. Ma come può un gatto insegnare a volare? Per mantenere la terza promessa, Zorba dovrà ricorrere all’aiuto di tutti, anche a quello di un uomo. In una storia che ha la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, il grande scrittore cileno tocca i temi a lui più cari: l’amore per la natura, la generosità disinteressata e la solidarietà, anche fra «diversi».

 
Citazioni:

Disgraziatamente gli umani sono imprevedibili. Spesso con le migliori intenzioni causano i danni peggiori.

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Vola solo chi osa farlo.

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Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole ed arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia.
 
 
 
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venerdì 7 ottobre 2022

Ragtime - Edgar L. Doctorow

Ragtime
Edgar L. Doctorow
trad. Bruno Fonzi
Mondadori, 2015
 
Fantasmagorico, geniale e potente affresco che cattura lo spirito dell'America ai primi del Novecento, Ragtime è il libro con cui Doctorow ha cambiato il concetto stesso di romanzo. Tutto comincia nel 1906 in casa di una ricca famiglia nello stato di New York. Ma subito la linea che separa realtà e immaginazione magicamente sparisce. Henry Ford, Emma Goldman, J.P. Morgan, Evelyn Nesbit, Sigmund Freud, Harry Houdini entrano ed escono dal racconto, incrociandosi con i membri di quella famiglia e con gli altri personaggi creati da Doctorow, in particolare un im-migrato dell'est europeo di origine ebraica e un elegante pianista nero. Intorno c'è la New York d'inizio secolo con i suoi mille volti, la ricchezza e la povertà, il razzismo, il progresso e i ghetti, una città che soffre ma che ha voglia di futuro. Pubblicato nel 1975, opera di uno scrittore che ha affrontato con coraggio le ambiguità della storia del suo Paese sempre affascinato dalla bellezza e dal genio dell'esperimento americano, Ragtime è il romanzo che ha posto Doctorow fra i grandi autori del Novecento. Come ha scritto Don DeLillo, “la prosa di Doctorow crea il proprio paesaggio e si trasforma in una forza di opposizione al potere della realtà sociale”. 

 
Incipit:

Nel 1902 Papà costruì una casa in cima alla salita di Broadview Avenue, a New Rochelle, New York. Era un edificio di tre piani in legno scuro, con abbaini, bovindo, e una veranda con la zanzariera. Tende a strisce riparavano le finestre. La famiglia prese possesso di questa robusta dimora in un’assolata mattina di giugno e per alcuni anni in seguito parve che tutte le sue giornate sarebbero state calde e piene di sole. La maggior parte delle entrate di Papà proveniva dalla confezione di bandiere, vessilli e altri patriottici aggeggi, bengala compresi. Il patriottismo, ai primi del Novecento, era un sentimento su cui si poteva contare. Teddy Roosevelt era presidente. La popolazione si radunava abitualmente in gran numero, sia all’aperto, per parate, pubblici concerti, pesci fritti, picnic politici, manifestazioni sociali, sia al chiuso, in sale di riunione, teatri d’opera o di varietà, sale da ballo. Sembrava non esservi divertimento che non comportasse una gran massa di persone. Treni, tram, vaporetti le trasportavano da un posto all’altro. Questo era lo stile, questo il modo in cui viveva la gente. Le donne erano più robuste, allora. Visitavano la flotta portando ombrellini bianchi. D’estate tutti si vestivano di bianco.

 
Citazioni:

E perché? Forse che il nostro genio risiede soltanto nel nostro utero? Forse che non sappiamo scrivere libri e produrre opere culturali di alto livello, eseguire musica e fornire modelli filosofici per il miglioramento dell’umanità? Dovrà essere sempre fisico il nostro destino?

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Spesso mi fanno questa domanda: Come mai le masse si permettono di farsi sfruttare dai pochi? La risposta è: Lasciandosi persuadere a identificarsi con loro. Portando il suo giornale con la tua fotografia, un lavoratore torna a casa da sua moglie, uno stremato ronzino con le gambe piene di varici, e sogna non già la giustizia, ma la ricchezza.
 
 
 

 
 
 



Winesburg, Ohio - Sherwood Anderson

Winesburg, Ohio
Sherwood Anderson
trad. Giuseppe Trevisani
Einaudi, 2011

I personaggi di un libro come "Winesburg, Ohio", una volta trovati, ti accompagnano come un coro di voci. Ti parlano del loro luogo d'origine, come i viaggiatori che capita di incontrare in treno ti parlano del loro paese, ma bisogna avere anche la fortuna di imbattersi in qualcuno che te la sappia raccontare bene quella storia. Nello stile di Sherwood Anderson c'è la grande letteratura americana, c'è tutto quello che si ama del mestiere di scrivere. Conciso, neutrale agli eventi, sa come fare arrivare le luci e le ombre delle case, l'odore dei campi, il fieno tagliato, il profumo di pioggia, dell'erba da raccogliere. Le radici nella terra all'alba della modernità. Il suo stile maestro si concentra in quest'opera su uno dei soggetti che personalmente amo di più. La storia di un paese, di una comunità. È un argomento in cui è facile trovare del proprio, pure nel lontano fascino dell'America preindustriale, dove i più anziani ancora raccontano della guerra civile. E anzi un'America che viene da sentire più vicina, perché parte di tutte le civiltà contadine nel momento del passaggio che le estingue.


Incipit:

Lo scrittore, un vecchio con i baffi bianchi, dovette penare un po’ per andare a letto. Le finestre della casa dove abitava erano in alto e il vecchio voleva, svegliandosi al mattino, poter vedere gli alberi di fuori. Era venuto un falegname a sistemare il letto, in modo che fosse all’altezza della finestra.

 
Citazione:

Se devi fare lo scrittore devi smetterla di giocare con le parole, – la maestra spiegò. – Sarebbe meglio metter da parte ogni idea di scrivere, finché non sei preparato. Adesso devi vivere. Non voglio farti paura, voglio farti capire l’importanza di quello che tu puoi tentare. Non devi diventare un venditore ambulante di parole. Devi imparare quel che la gente pensa, non quel che la gente dice.
 
 




giovedì 6 ottobre 2022

Ritorno sulla terra - Jim Harrison

Ritorno sulla terra
Jim Harrison
trad. Francesca Di Pietro, Stefano Tettamanti
Rizzoli, 2008
 
Donald ha solo 45 anni, ma è condannato a una morte lenta e terribile dal morbo di Gehrig. Decide così di dettare alla moglie Cynthia la storia della sua famiglia, perché i loro figli sappiano da dove vengono. Nelle sue parole rivive la figura del bisnonno Clarence, per metà finlandese e per metà indiano Chippewa, un uomo "come non ce ne saranno mai più" e i suoi ricordi spaziano dall'infanzia dei genitori ai suoi contrasti con il padre, alla visione di una natura viva di cui l'uomo è parte organica. Donald va incontro alla morte con la stessa dignità pura e istintiva con cui ha vissuto, e la sua figura acquista, grazie all'arte di Jim Harrison, uno spessore epico.
 
 
Citazioni:
 
I numeri rovinavano spesso i miei sogni più interessanti, ma in questo caso Donald era il numero uno, anche se il numero era confuso. Era una zona dove nelle tre miniere principali erano morti quasi duemila uomini nell’arco di vent'anni. Nel sogno ho compreso finalmente che la morte e i numeri non sono coerenti. Ogni persona è «uno». Il rapporto di un incidente poteva dire che sono morti in nove, di cui quattro adolescenti, ma ciascuna morte è «una». Ciascuno dei sei milioni di ebrei era «uno». La morte è una serie di «uno».
 
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Ho riflettuto sul fatto che la domanda che mi accompagna da tutta la vita: «Come facciamo a convivere con quello che conosciamo?» non fosse sufficiente e che potrei aggiungere con una certa dose di spirito: «Come facciamo a convivere con quello che non conosciamo?».
 
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Mi prende questa sensazione di essere un uomo prematuramente invecchiato nella lotta con se stesso sul valore della propria vita, concetto irrimediabilmente stupido.


Ventimila leghe sotto i mari - Jules Verne

Ventimila leghe sotto i mari
Jules Verne
trad. Stefano Valenti
Feltrinelli, 2018

Scritto nel 1870, il romanzo di Jules Verne, tra i più celebri dello scrittore francese, è stato ripreso nel corso del Novecento da innumerevoli adattamenti televisivi e cinematografici. Pensato come il primo volume di una trilogia, fin da subito il romanzo accese l'immaginazione dei contemporanei, per la straordinaria visione di un sottomarino in grado di esplorare il fondo dei mari. Una nave, difatti, l'Abraham Lincoln, viene incaricata di catturare un misterioso mostro marino. Nell'equipaggio spiccano il naturalista, professore Aronnax, il servo Conseil e il fiocinatore Ned Land. Travolti da un'ondata, i tre vengono raccolti proprio dal "mostro marino", il Nautilus, guidato dal misterioso capitano Nemo, un uomo che rifugge il consesso civile, si schiera talvolta a sostegno degli oppressi e peraltro si sente un perseguitato. Insieme al capitano Nemo, avranno modo di percorrere in lungo e in largo gli oceani, alla riscoperta delle rovine dell'Atlantide perduta e lottando contro piovre gigantesche, fino al sorprendente finale. 
 

Citazioni:

Il mare è tutto. Ricopre sette decimi del globo terrestre. Il suo respiro è puro e salutare. È l’immenso deserto nel quale l’uomo non è mai isolato, perché al suo fianco sente fremere la vita. Il mare non è altro che il veicolo di una esistenza soprannaturale e prodigiosa, è amore e movimento, è, come ha detto un vostro poeta, l’infinito vivente.

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La forza creatrice della natura ha la meglio sull’istinto distruttivo dell’uomo.
 
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Era tutto congelato, perfino il rumore.

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Se è così, se il capitano Nemo abita ancora gli oceani, patria d’adozione, possa l’odio quietarsi nel suo cuore indomabile. Che la contemplazione di tante meraviglie mitighi in lui la volontà di vendetta. Che il giustiziere venga meno, e che lo studioso continui la tranquilla ricognizione dei mari. Per quanto fuori del comune, il suo destino è sublime.
 
 
 



 


mercoledì 5 ottobre 2022

Spillover. L'evoluzione delle pandemie - David Quammen

Spillover. L'evoluzione delle pandemie
David Quammen
trad. Luigi Civalleri
Adelphi, 2014

Ogni lettore reagirà in modo diverso alle scene che David Quammen racconta seguendo da vicino i cacciatori di virus cui questo libro è dedicato, quindi entrerà con uno spirito diverso nelle grotte della Malesia sulle cui pareti vivono migliaia di pipistrelli, o nel folto della foresta pluviale del Congo, alla ricerca di rarissimi, e apparentemente inoffensivi, gorilla. Ma quando scoprirà che ciascuno di quegli animali, come i maiali, le zanzare o gli scimpanzé che si incontrano in altre pagine, può essere il vettore della prossima pandemia - di Nipah, Ebola, sars, o di virus dormienti e ancora solo in parte conosciuti, che un piccolo spillover può trasmettere all'uomo -, ogni lettore risponderà allo stesso modo: non riuscirà più a dormire, o almeno non prima di avere letto il racconto di Quammen fino all'ultima riga. E a quel punto, forse, deciderà di ricominciarlo daccapo, sperando di capire se a provocare il prossimo Big One - la prossima grande epidemia - sarà davvero Ebola, o un'altra entità ancora innominata.


Citazioni:

Le malattie infettive sono dappertutto. Rappresentano una sorta di collante naturale, che lega un individuo all'altro e una specie all'altra all'interno di quelle complesse reti biofisiche che definiamo ecosistemi. Il meccanismo dell'infezione è uno dei processi fondamentali studiati dagli ecologi, come la predazione, la competizione, la decomposizione e la fotosintesi.
I predatori sono bestie più o meno grandi che consumano le prede all'esterno. I patogeni sono per contro bestie assai piccole che le divorano da dentro. Le malattie infettive sono un argomento triste e terribile, certo, ma in condizioni ordinarie sono eventi naturali, come un leone che sbrana uno gnu o un gufo che ghermisce un topo.


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I virus non hanno organi locomotori, ma molti di loro hanno viaggiato in tutto il mondo. Non corrono, non camminano, non nuotano, non strisciano. Si fanno dare un passaggio.

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Se osserviamo il pianeta dal punto di vista di un virus affamato o di un batterio, vediamo un meraviglioso banchetto con miliardi di corpi umani disponibili, che fino a poco tempo fa erano circa la metà di adesso, perché in venticinque-ventisette anni siamo raddoppiati di numero. Siamo un eccellente bersaglio per tutti quegli organismi in grado di adattarsi quel che basta per invaderci.