domenica 30 ottobre 2022

Tutti i romanzi e i racconti - Howard P. Lovecraft


Tutti i romanzi e i racconti
Howard P. Lovecraft
trad. Gianni Pilo, Sebastiano Fusco
Newton Compton Editori, 2016

Terrore insondabile e soprannaturale, inquietanti e apocalittiche visioni: tutto l'immaginario di follia e orrore di Howard R. Lovecraft è raccolto in queste pagine. Interi universi prendono forma dalla sua sapiente penna, governati da leggi fisiche ignote, popolati da creature inimmaginabili e da terrificanti minacce. L'uomo è solo al centro di un cosmo nel quale il terrore proviene dagli abissi della mente come dai più remoti recessi dello spazio, un mondo nel quale la paura è la dimensione dell'essere. Tutto ciò sottintende la teoria lovecraftiana secondo cui smascherare e affrontare i propri incubi più angoscianti è l'unico modo per esorcizzarli. Incubi, sogni e miti creati da un maestro dell'orrore e del fantasy per turbare le notti dei lettori. In questo volume è presentata tutta la produzione del "solitario di Providence", compresi capolavori famosi che ancora oggi ispirano scrittori e sceneggiatori, come "Le montagne della follia", "Lo strano caso di Charles Dexter Ward", "L'orrore di Dunwich", "La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath".

 
Citazioni:

In un simile ambiente, la mente perde la sua prospettiva. Il tempo e lo spazio divengono banalità inconsistenti, e gli echi di un perduto passato ancestrale martellano ostinati sulla coscienza prigioniera dell’incanto.

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Parlò di fessure e crepe nella terra che erano vicine alle paludi più fitte. Parlò di strane voci che rispondevano quando gli stregoni le chiamavano. Leggende tribali accennavano a questi esseri, per metà animali e per metà umani, che tenevano conclavi nelle grotte e riti deliranti nelle profondità della terra.

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Sembrava che quelle imponenti vette da incubo fossero i piloni di una porta spaventosa che conducesse nella sfera proibita del sogno e nel vortice del tempo, dello spazio e delle altre dimensioni. Non potevo fare a meno di pensare che quelle cime fossero perverse, vere montagne della follia, il cui opposto versante si affacciava di fronte all’ultimo abisso maledetto. Lo sfondo nuvoloso in fermento e quasi luminoso insinuava l’ineffabile immagine di un altrove incerto ed etereo molto più vicino al vuoto cosmico che alla terra, e forniva un ammonimento spaventoso della distanza assoluta, dell’isolamento, della desolazione e della morte eterna di quel mondo australe smisurato e solitario.
 
 
 
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sabato 29 ottobre 2022

Il lato selvatico del tempo - Marco Aime


Il lato selvatico del tempo
Marco Aime
Ponte alle Grazie, 2008

In quel tempo quasi fiabesco che comincia sempre con "una volta", gli abitanti della Chalancho consumavano le sere nelle veglie, spegnendo le fatiche contadine nella narrazione di storie fantastiche. Stretti dentro una stalla, i montanari della piccola borgata della Val Grana esorcizzavano il buio raccontando vicende di masche, le streghe, crudeli femmine vendicatrici o più probabilmente donne che osavano fuggire dalle strette maglie del controllo sociale sfidando la notte, il lato selvatico del tempo. È stato proprio questo, nel 1987, l'argomento della tesi di dottorato di Marco Aime. Ora, a distanza di anni, l'antropologo rende omaggio a un mondo ormai scomparso riproponendo il racconto di quei giorni sulle montagne, e facendo così i conti con un'altra selvatichezza, prepotente come l'ortica che invade i sentieri dell'amata borgata, indifferente come l'asfalto che ne cancella i vecchi tracciati: quella dell'ineluttabilità di certe perdite, dello sprofondare di luoghi e persone in un niente al quale si può solo opporre l'ostinata volontà della memoria, la forza poetica della narrazione. L'assoluta verità del tempo vissuto.

 
Citazioni:

Tutta l’esistenza di quelle persone si era modellata sul lavoro, un lavoro diverso da quello vissuto nei centri urbani e industrializzati, un lavoro il cui tempo si confondeva e si identificava con il tempo quotidiano, con la totalità dei gesti e dei movimenti compiuti. Non esistevano le otto ore, non esisteva un ufficio o un capannone, esisteva solamente un tempo vissuto nel proprio ambiente. Il lavoro faceva parte di questo ambiente, fisico e mentale, allo stesso modo in cui gli appartenevano l’erba, la pioggia, la stalla.

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Raccontare, parlare, stare ad ascoltare. Qui la parola detta fa la storia, la morale, segna le relazioni. Nessuno ha delegato alla scrittura la propria memoria. Ecco allora l’importanza del narrare. Attraverso i racconti si tramanda non solo la storia, ma anche la tradizione e le regole. Da queste vicende si può tentare di far rivivere, almeno in parte, i rapporti tra le persone e il loro ambiente, scoprire quella tenue trama sulla quale sono andati innestandosi i racconti e le credenze che ancora sopravvivono.

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Di notte ognuno si rinchiudeva nella propria casa, tra quelle mura che proteggevano dagli sguardi invadenti degli altri. Era l’unico momento in cui la comunità allentava il proprio controllo sociale sugli individui, ognuno era libero di comportarsi come meglio credeva, senza dovere rendere conto a nessuno.

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Allora ecco che tutto accadeva di notte, tutto veniva attribuito a questo momento incerto e indefinito dell’esistenza. Come il controllo dell’uomo cessava, tutto tornava a essere selvatico. Anche il bosco appena fuori le case, ma soprattutto quei valloni oscuri e freddi che incutevano paura persino di giorno.


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venerdì 28 ottobre 2022

Un viaggio chiamato vita - Banana Yoshimoto


Un viaggio chiamato vita
Banana Yoshimoto
trad. Gala Maria Follaco
Feltrinelli, 2013

La vita è un viaggio, e come tutti i viaggi si compone di ricordi. In questo libro, Banana Yoshimoto raccoglie preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni del primo amore alla scoperta della maternità, dalle piramidi egiziane alla Tokyo degli anni settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura, ricostruisce le emozioni dell'esistenza a partire da un profumo, da un sapore, da un effetto di luce o dal rumore della pioggia e del vento. E così che una pianta di rosmarino ci trasporta da un minuscolo appartamento di Tokyo al tramonto luccicante della Sicilia, e che un contenitore pieno di alghe diventa l'occasione per esplorare il dolore della perdita. I pensieri in libertà di Banana Yoshimoto ci accompagnano fino al centro del suo mondo letterario e lungo il nostro personale "viaggio della vita", fatto di promesse e di incontri, di stupore e di meraviglia, di malinconia e di sofferenza. Dalle pagine di questo libro, l'autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere mai la fiducia negli altri esseri umani, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto.

 
Citazioni:

 
Penso che in fondo un viaggio sia tale quando non si protrae per lungo tempo, in quanto a un certo punto si deve ritornare.

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I viaggi moltiplicano le vite degli uomini.

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Ad esempio, a me piace tanto quando, nell'aria ancora fredda delle notti d'inverno, all'improvviso si sente il profumo della primavera.

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La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo da grandi cose, come lo studio, l'amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l'anima respira e grazie alla quale vive.

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La magia tiene sempre la porta aperta. Davvero, sempre. Trovarla dipende solo da noi.
 
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Accumulare bei ricordi, non è forse la sola cosa che possiamo fare nella vita?

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La nostra vita appartiene soltanto a noi, e i ricordi... quelli non possiamo cederli a nessuno. Accumulatene, che siano soltanto vostri, e straordinari, grandi, tanti, irripetibili, di quelli che lasciano a bocca aperta, e che fanno entrare nella tomba con il sorriso sulle labbra!




 

 

 

 

giovedì 27 ottobre 2022

La sovrana lettrice - Alan Bennett


La sovrana lettrice
Alan Bennett
trad. Monica Pavani
Adelphi, 2011

A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d'Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali effetti sul suo entourage, sui suoi sudditi, sui servizi di security e soprattutto sui suoi lettori lo scoprirà solo chi arriverà all'ultima pagina, anzi all'ultima riga.

Citazioni:

L'attrattiva della letteratura, rifletté, consisteva nella sua indifferenza, nella sua totale mancanza di deferenza. I libri se ne infischiavano di chi li leggeva; se nessuno li apriva, loro stavano bene lo stesso. Un lettore valeva l'altro e lei non faceva eccezione.

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Un libro è un ordigno per infiammare l'immaginazione.

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I libri non sono un passatempo. Parlano di altre vite, di altri mondi. Altro che far passare il tempo; non so cosa darei per averne di più.
 
 
 

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mercoledì 26 ottobre 2022

Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi - Manfred Spitzer


Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi
Manfred Spitzer
trad. Maria Alessandra Petrelli
Corbaccio, 2019 
 
Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all’uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati a un radioso futuro ricco di successi. Ma se questo nuovo mondo non fosse poi il migliore dei mondi possibili? Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta? Sulla base di tali studi, che l’autore analizza in questo libro documentatissimo e appassionato, è lecito lanciare un allarme generale: i media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente nostri e dei nostri figli. Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google… finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi. L’uso sempre più intensivo di smartphone e computer scoraggia lo studio e l’apprendimento e, viceversa, incoraggia i nostri ragazzi a restare per ore davanti a uno schermo. Per non parlare dei social, che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l’insorgere di forme depressive. Manfred Spitzer mette politici, intellettuali, genitori, cittadini di fronte a questo scenario: è veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?
 
 
Citazioni:
 
...perché solo sapendo dove si è si può essere dove si vuole, come mi ripeteva fino alla nausea il mio istruttore di volo.
 
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L’anonimato della rete provoca una riduzione dell’autocontrollo e una corrispondente diminuzione dello sforzo per mantenere un comportamento sociale adeguato.
 
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...la capacità di elaborare contenuti acquisiti dipende dal modo in cui sono stati assimilati.
 
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Proprio perché i media digitali ci accompagnano oggi giorno dalla culla alla bara, diventa sempre più difficile vedere chiaramente l’effetto che hanno su di noi.
 
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Aurelio diceva che «l’anima alla lunga prende il colore dei pensieri».
 
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Imparare significa accendere un fuoco, non riempire dei contenitori.

 
 
 
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martedì 25 ottobre 2022

La casa dei ragazzi speciali di Miss Peregrine - Ransom Riggs


La casa dei ragazzi speciali di Miss Peregrine
Ransom Riggs
trad. Ilaria Katerinov
Rizzoli, 2017

Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Su "Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali", è basato l'omonimo film, prodotto dalla Twentieth Century Fox, scritto e diretto da Tim Burton.

 
Citazioni:

Ci aggrappiamo alle favole finché il prezzo da pagare per le nostre illusioni diventa troppo alto.
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Il modo più semplice per mentire è omettere dettagli anziché inventarli.

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A volte uno ha semplicemente bisogno di varcare una soglia.

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Quando qualcuno si rifiuta di farti entrare, a un certo punto smetti di bussare.”

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Un tempo sognavo di sfuggire a una vita noiosa, ma in realtà non lo è mai stata. Non avevo notato quanto fosse straordinaria.
 
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Però quelli non erano i mostri che può immaginare un bambino di sette anni, con i tentacoli e la carne putrefatta: avevano un volto umano, uniformi inamidate e la croce uncinata sul petto. Mostri così ordinari che non capisci cosa sono davvero finché non è troppo tardi.
 
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Non arrivai lontano, feci giusto il giro del giardino camminando lentamente, guardando il cielo, di nuovo terso e costellato da un miliardo di stelle. Anche le stelle viaggiavano nel tempo. Quanti di quegli antichi puntini di luce erano gli ultimi echi di soli ormai spenti? Quante erano già nate, ma la loro luce non era ancora arrivata fino a me? Se ogni sole tranne il nostro fosse collassato quella notte, quante vite ci avremmo messo a capire di essere rimasti soli? Avevo sempre saputo che il cielo era pieno di misteri, ma soltanto ora avevo la consapevolezza di quanti ne conteneva la terra.

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Pensai ai miei bisnonni, morti di fame, i corpi emaciati dati in pasto ai forni, solo perché erano il bersaglio dell’odio di perfetti sconosciuti. Pensai ai bambini che vivevano in quella casa, ridotti in cenere da una bomba perché un pilota a cui non importava niente aveva premuto un pulsante.

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Non sapevo dare un nome a quello che stava succedendo tra noi, comunque mi piaceva. Mi sembrava stupido, fragile, bello.

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... e capii che andarmene non avrebbe significato, come immaginavo, togliermi un peso. Il loro ricordo era tangibile, presente, e l’avrei portato con me.
 


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lunedì 24 ottobre 2022

Finché il caffè è caldo - Toshikazu Kawaguchi

Finché il caffè è caldo

Toshikazu Kawaguchi
trad. Claudia Marseguerra
Garzanti, 2020

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.


Citazioni:

Nagare ci teneva a usare dei chicchi con un aroma ben preciso, che i clienti amavano oppure odiavano. Chi amava quell’aroma, come Kōtake, non ne aveva mai abbastanza. Anzi, si poteva dire che fosse il caffè a scegliere i propri clienti.

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L’acqua cade dall’alto al basso, è la forza di gravità. Anche le emozioni forse agiscono secondo la stessa legge. Di fronte a una persona con cui si ha un legame profondo e a cui si sono rivelati i propri sentimenti, è difficile mentire e lasciar perdere. La verità vuole uscire a tutti i costi, soprattutto quando si cerca di occultare la tristezza o la fragilità.

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Penso sempre che se la morte di Kumi avesse portato solo tristezza a me e ai miei, allora questa sarebbe stata la sua unica eredità. Ecco perché voglio condurre una vita che testimoni di un’eredità più bella da parte sua.

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Serve coraggio per dire quello che va detto.

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Ero così concentrata su ciò che non potevo cambiare da dimenticare la cosa più importante.

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Il presente non era cambiato, ma quelle due persone sì. Erano tornate nel presente con il cuore trasformato.



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