domenica 19 febbraio 2023

Horrorstör - Grady Hendrix

Horrorstör
Grady Hendrix
trad. Rosa Prencipe
Mondadori, 2021

Sta succedendo qualcosa di parecchio strano al superstore di mobili scandinavi Orsk di Cleveland, Ohio. Ogni mattina, al loro arrivo, i dipendenti trovano armadi Kjërring a pezzi, bicchieri Lågniå in frantumi e divani letto Liripip vandalizzati: chiaramente c'è qualcosa che non va. Le vendite sono in calo, le telecamere di sicurezza non rivelano nulla e i gestori del grande magazzino sono nel panico. Per svelare il mistero, cinque giovani dipendenti si offrono volontari per un lungo turno di sorveglianza dal tramonto all'alba e – come vuole la tradizione – si troveranno alle prese con orrori che sfidano l'immaginazione. Horrorstör non è solo la classica storia di una casa infestata che si svolge in un ambiente contemporaneo (intriso di paure che tutti noi conosciamo), ma è anche una satira del consumismo e della natura degradata del lavoro nella nuova economia del XXI secolo. Tutto questo e molto altro troverete in questo libro confezionato sotto forma di un catalogo al dettaglio, completo di illustrazioni di mobili pronti per il montaggio e altri accessori via via sempre più sinistri. Un horror insomma dal design esclusivo, capace di offrire ai lettori il terrore psicologico di cui hanno bisogno nell'elegante confezione che si meritano.

Citazioni:

Per lei, il mondo si divideva in due tipi di impieghi: quelli in cui dovevi stare in piedi e quelli in cui potevi sederti. Se stavi in piedi, venivi pagato a ore. Se stavi seduto, eri stipendiato.

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Assicuriamoci che piova davvero, prima di preoccuparci dell’inondazione.

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Credo che i fantasmi siano un’esperienza soggettiva. Non hanno una realtà oggettiva. Esistono solo nella percezione delle persone che li vedono.

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Orsk si basa tutta sul disorientamento prestabilito. Il negozio vuole che tu ti arrenda a un’esperienza di shopping programmata.

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Ci sono già abbastanza persone in giro. Comincia a sembrare un episodio di Scooby-Doo.

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Alla vita non importa ciò che vuoi, agli altri non importa ciò che vuoi. Conta solo ciò che fai.

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Una cosa che ho imparato dalle tribù serbe. Le chiese si costruiscono dove i santi sono stati martirizzati. Un ponte richiede un bambino nelle sue fondamenta, perché possa reggere. Tutte le grandi opere devono iniziare con un sacrificio.

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Era l’edificio a pensare al posto suo. Strisciava come un verme nella sua mente, rivangando vecchie abitudini e vecchie paure.

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Le vostre condanne sono solo abitudini. Siete liberi da decenni, solo che non ve ne siete mai resi conto!




giovedì 16 febbraio 2023

Ossessione - Stephen King

Ossessione
Stephen King
trad. Tullio Dobner
Bombiani, 1993

Charlie è un ragazzo come tanti ma nella sua mente qualcosa reagisce in maniera abnorme alle sfide e alle ingiustizie della quotidianità di provincia fatta di bravate tra ragazzi e vagheggiate avventure con adolescenti civette. La sua rabbia esplode improvvisa una mattina durante una lezione a scuola: pistola in pugno, Charlie comincia una disperata avventura coinvolgendo nella sua ossessione privata la vita e il destino di una classe intera. Segreti di sesso, di sangue, di odio vengono alla luce, tutti tolgono la maschera dell'ipocrisia in una confessione tragica e liberatoria. Qualcuno ci rimetterà la vita, qualcun altro la reputazione, qualcun altro ancora la sanità mentale. Ma l'avventura vissuta da Charlie agirà su ciascuno come potente catalizzatore per scatenare la follia nascosta nel proprio profondo e finalmente guardare in faccia le radici del Male.
 

Citazioni:

È una roulette, ma non è dignitoso mettersi a frignare che la ruota è truccata. Puoi immaginartela con tutti i numeri che ti pare, che tanto il principio di quella pallina bianca non cambia mai. E non mettiamoci a dire che è una follia, perché è tutto perfettamente normale e sano.

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L'errore è solo umano, ma perdonare è divino. È una verità in cui credo con tutto il cuore.

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La sensazione che stavo vivendo era di essere fuori di me ed era la prima volta che mi sentivo così. Come se al posto di guida ci fosse qualcun altro, un altro io. Io ero solo un ospite, seduto di fianco a me stesso.

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Per un attimo ho pensato alle caverne segrete del mio corpo, alle macchine viventi che lavorano e lavorano nell'oscurità interminabile.

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Come fa la gente a sapere di essere reale?

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Avevo davanti agli occhi un vortice d'immagini, centinaia d'immagini, frammenti presi da sogni, frammenti presi alla realtà. Mi era impossibile separare gli uni dagli altri. La follia è quando non riesci più a distinguere le cuciture che tengono insieme il mondo.

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Forse si era dimenticato o non aveva mai saputo che i bambini crescono ricordando ogni schiaffo e ogni parola di disprezzo...

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Quando hai cinque anni e ti fai male, lo fai sapere a tutto il mondo. A dieci ti limiti a piagnucolare. Ora che arrivi a quindici hai già cominciato a mangiare le mele avvelenate che crescono sul tuo interiore albero del dolore. È questa l'Edificazione secondo la filosofìa occidentale. Cominci a ficcarti il pugno il bocca per soffocare le urla. Sanguini solo dentro.

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... avere un segreto mi fa star meglio. Mi fa sentire di nuovo un essere umano.



giovedì 9 febbraio 2023

Le strane storie di Fukiage - Banana Yoshimoto

Le strane storie di Fukiage
Banana Yoshimoto
trad. Gala Maria Follaco
Feltrinelli, 2022

Mimi e Kodachi sono due sorelle gemelle cresciute nella cittadina di Fukiage. Allevate da una coppia di amici dei genitori perché in un incidente stradale il padre è rimasto ucciso e la madre giace tuttora in coma, compiuti i diciotto anni decidono di trasferirsi a Tokyo, dove vivono una vita tranquilla, ciascuna intenta a inseguire le proprie inclinazioni. All'improvviso, però, Kodachi svanisce nel nulla. Mimi va a cercarla e torna a Fukiage, dove incontra personaggi misteriosi e scopre verità e leggende bizzarre sulla propria famiglia e su se stessa. Dove è finita Kodachi? Ritornerà? Si risveglierà la loro mamma? Una storia di amore e di sofferenza, di solitudine e spaesamento. Una riflessione sui sentimenti e sulla necessità di innescare il cambiamento che può trasformarci nella versione migliore di noi stessi. 


Citazioni
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Quando ci vivevo, raramente ero salita fin lassù. A vederla da lì, la città era dotata di una bellezza particolare che la faceva brillare come un giardino fatato in miniatura.

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C’erano posti in cui ciò che per me non aveva senso era del tutto normale, ed erano tanti. Mi dico sempre che il mondo è immenso.

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Ero frastornata al pensiero di quante cose si capiscano solo attraverso l’esperienza.

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Avevamo provato le stesse emozioni, per questo lo sentivo così vicino.

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Niente è più bello di chi lavora senza aspettarsi alcun riconoscimento, di chi vive la propria vita senza curarsi, anzi senza nemmeno sapere, che ciò che fa in silenzio avrà come risultato ultimo una ritrovata armonia nell’universo.

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La fiducia è una luce che illumina il cuore e risplende dal­l’interno delle persone.

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Se tutti potessero spostarsi da un mondo all'altro a proprio piacimento anche il dolore diminuirebbe in modo sostanziale.

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È così che funziona il mondo. È in continuo movimento, in continua trasformazione, scorre senza fermarsi mai. E vivere significa farne esperienza.




giovedì 2 febbraio 2023

La ragazza dai sette nomi: La mia fuga dalla Corea del Nord - Hyeonseo Lee, David John

La ragazza dai sette nomi: La mia fuga dalla Corea del Nord
Hyeonseo Lee, David John
trad. Stefania Cherchi
Mondadori, 2015

Come tutti i bambini cresciuti nella Corea del Nord anche Hyeonseo Lee pensa, che il suo paese sia "il migliore del mondo". È una "brava comunista", studia le gesta leggendarie del Caro Leader Kim Il-sung, partecipa alle coreografie di massa organizzate dal Partito e crede che la Corea del Sud, l'acerrimo nemico, sia un paese poverissimo, pieno di senza-tetto, dove la gente muore per le strade e gli odiati yankee si divertono a prendere a calci bambini e disabili. Per lei, proveniente da una famiglia della classe media "leale" nei confronti del regime, le cose cambiano all'improvviso quando, nel 1994, la Corea del Nord viene sconvolta da una terribile carestia. È allora, nel vedere molti suoi connazionali morire di fame o sopravvivere a stento cibandosi di erba, insetti e corteccia d'albero, che Hyeonseo, appena diciassettenne, comincia a interrogarsi sulla reale natura del proprio paese e a dubitare delle verità confezionate dalla propaganda. Ed è allora che si accorge che al di là del confine, in Cina, poco lontano dalla sua casa di Hyesan, le luci non si spengono mai. E che forse, dall'altra parte del fiume ghiacciato, un'altra vita è possibile. Comincia così la storia di una rocambolesea fuga da una dittatura spietata e corrotta, una fuga che la porterà dapprima a vivere da illegale nella Cina del tumultuoso sviluppo economico, e in seguito a Seul, la capitale del Sud, dove riuscirà a condurre la sua famiglia dopo un avventuroso viaggio di oltre duemila chilometri attraverso il Sudest asiatico.

 
Citazioni:

Fu allora che compresi come si possa fare a meno praticamente di tutto, perfino del nostro paese. Ma non potremo mai fare a meno delle altre persone, in particolare della nostra famiglia.

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Le persone gentili, capaci di anteporre gli altri a se stesse, sarebbero state le prime a morire. Solo gli spietati e gli egoisti sarebbero sopravvissuti.

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Un marito con il permesso di viaggiare all’estero era un vero status symbol. Ci stavamo facendo strada nel mondo.

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Ora che dovevo restare in Cina per un tempo indefinito, bisognava che imparassi il mandarino. E avevo il migliore degli insegnanti: la necessità. Si può studiare una lingua per anni, a scuola, ma niente ti aiuta a riuscirci come il bisogno: e il mio era diretto e urgente.

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Intrecciai le dita in grembo e per la prima volta in vita mia pregai. Non appartenevo a nessuna confessione, quindi pregai gli spiriti dei miei antenati.

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Anch’io, come tutti, sentivo il bisogno di appartenere a qualcosa, ma non c’era un Paese che potessi chiamare realmente mio. E non conoscevo nessuno che potesse dirmi che non ero l’unica al mondo ad avere un’identità frammentata, che non era una cosa importante. Che conta solo chi siamo come persone.

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Cominciai a riflettere a fondo sul tema dei diritti umani. Una delle principali ragioni per cui la distinzione fra oppressori e vittime è tanto sfumata in Corea del Nord è che nessuno laggiù ha la minima idea di questi diritti. Per sapere che i tuoi diritti vengono violati, o che tu stai violando quelli di un altro, prima devi sapere di averli, e quali sono.

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Dietro l’arroganza si percepiva la paura. Le dittature possono sembrare forti e compatte, ma sono sempre più fragili di quanto non appaia. Sono governate dall’arbitrio di un solo uomo, che non può attingere alla grande ricchezza delle discussioni e dei dibattiti come fanno invece le democrazie perché quel solo uomo governa grazie al terrore e l’unica verità permessa è la sua.
 
 


giovedì 26 gennaio 2023

Le ultime lezioni - Giovanni Montanaro

Le ultime lezioni
Giovanni Montanaro
Feltrinelli, 2019

Il professor Costantini è il tipo di uomo che si ha in mente quando si pensa a un professore. Jacopo ne ricorda le lezioni di letteratura al liceo - "parlando d'amore, di donne, di morte, di eroi, si diceva tutt'altro, si diceva di noi" - ma in fondo nutre per lui quel misto di sfiducia e curiosità destinato a tutti gli insegnanti. Poi a Costantini muore improvvisamente la moglie e lui si ritira dall'insegnamento, rifugiandosi sull'isola di Sant'Erasmo con la figlia disabile. Jacopo lo ritrova alcuni anni dopo, mentre attraversa un momento delicato: ha da poco rotto con Alice, di cui, pur rifiutandosi di ammetterlo, è ancora innamorato, e sta per finire gli studi di Economia senza sapere cosa fare dopo. Sant'Erasmo lo accoglie con i suoi canali e i suoi silenzi, i carciofi e le biciclette, e una brezza calda, salata: "Venezia era distante, e anche l'Adriatico. C'erano rondini e gabbiani. C'era profumo, di salso e di alberi, di caldo. Pareva di stare lontano, ai Tropici, in qualche mondo inesistente, selvaggio". Jacopo ha bisogno di quel rifugio, e ha bisogno di Costantini, delle sue parole, di essere ripreso nei suoi errori, di essere indagato per riuscire a capirsi. E poi c'è Lucia, la figlia del suo vecchio professore, che nasconde femminilità e vita. Così Jacopo, per un'estate intera, frequenta quella casa e, all'ombra di un grande albero di mimosa, scrive una tesi che non riusciva neanche a cominciare. Da lì, troverà il suo destino. Giovanni Montanaro racconta l'età difficile delle ultime lezioni, in cui si diventa adulti grazie anche ai maestri imprevedibili che la vita ci fa incontrare.


Citazioni:

Davamo per scontato che saremmo stati insieme tutta la vita, senza sforzo, per destino.

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Nessuno usciva dalla caricatura che ne avevamo fatto al liceo; le orecchie a sventola, la zeppola, l’assenza di carisma, l’incapacità con l’altro sesso, il secchione, il sudore, il talento nel giocare a calcio. Saremmo stati, per sempre, ciò che eravamo stati in quegli anni, senza possibilità di evoluzione. In fondo, ci rassicurava.

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La nuova solitudine era una libertà inaspettata, curiosa.

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Crescere, mi disse, è perdere opportunità, scegliere una sola esistenza tra le infinite possibili.

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Dalle finestre, Londra non aveva confini; era la pancia di una balena, le luci di mille eserciti, mille città insieme.

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Il mondo mi sembrava enorme. Molti miei giudizi mi parvero all’improvviso banali, se non sbagliati, ma mi piaceva; mi sentivo un’arancia a cui veniva tolta la scorza.”

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Va sempre così, o almeno credo.
Si comincia che c’è sempre troppo da pensare, c’è sempre altro da fare, altre priorità. Poi si aspetta più del solito a mandare un messaggio, perché è da un po’ che non ci si sente, e non viene più spontaneo. E così va a finire che non lo si manda, in fondo non era niente di importante. Ogni tanto, però, viene ancora la nostalgia. Allora si fa una telefonata, ma nessuno risponde, dà un cenno. Si pensa che si sarebbe dovuto richiamare, riprovare, ma non lo si è fatto, e ormai è meglio non farlo più. Il tempo passa, e ci si accorge all’improvviso di quanto ne è passato.
Così diventa tutto troppo difficile. Telefonare, scrivere, provare a sentirsi. E finisce che non ci si sente più.



lunedì 23 gennaio 2023

La frontiera. Viaggio intorno alla Russia - Erika Fatland

La frontiera. Viaggio intorno alla Russia
Erika Fatland
trad. Sara Culeddu, Elena Putignano
Marsilio, 2020 
 
Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo? Da sempre attratta dalla cultura e dall'anima russe, Erika Fatland ha dedicato anni a cercare di capire quella terra smisuratamente vasta. Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: è possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall'esterno? Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l'intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale. Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati – aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak –, l'autrice percorre l'interminabile linea di confine tra la Russia e i paesi vicini. Dall'Oriente all'Asia centrale, e poi attraverso il mar Caspio fino al Caucaso. E ancora, al di là del mar Nero, l'Ucraina divisa dalla guerra, e poi l'Est dell'Europa e i Paesi baltici, fino a Grense Jakobselv, nell'estremo Nord. Da qui, l'esplorazione riprende lungo il gelido Passaggio a nord-est: dalla Cukotka, dove l'Asia finisce, fino a Murmansk. Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini, componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture, società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all'unico elemento che li accomuna: l'essere confinanti della Russia. E le storie, ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica, fornendo milioni di risposte. Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.
 
 
Citazioni:
 
In passato viaggiare doveva essere così: quando si era lontani, si era lontani, punto. Casa tua era solo un ricordo, un mondo parallelo, inaccessibile, non come ora, che ce l’hai sempre in tasca.
 
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I giorni per mare si assomigliavano l’un l’altro, ma in compenso non erano simili a nessun altro giorno della vita.

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Sul mappamondo i paesi sono ben distinti gli uni dagli altri, spesso con colori diversi, come le tessere di un puzzle. In realtà i territori sono naturalmente connessi gli uni agli altri; in natura non esistono confini, soltanto paesaggi che scivolano l’uno nell’altro. Sono stati gli uomini a suddividere il mondo in colori diversi, separati sulle carte geografiche da linee tracciate.
 
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Attraversare un confine è una delle cose più affascinanti che esistano. Dal punto di vista geografico lo spostamento è minimo, quasi microscopico. Ti sposti appena di qualche metro, ma sei già in un altro universo. In certi casi è tutto diverso, dall’alfabeto, alla valuta, i volti, i colori, i sapori, fino alle date importanti e ai nomi che le persone riconoscono.
 
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Fino a che punto ci si può realmente fidare delle proprie impressioni e dei propri ricordi? La nostra natura è soggettiva, e siamo creature mutevoli. Tutte le esperienze vengono filtrate dal nostro umore, dalla situazione del momento, dalle aspettative, da ciò che abbiamo appena vissuto, da ciò che desideriamo in quel luogo e in quel momento. Visitare da adulti il luna park della propria infanzia può essere una sensazione strana. Quello che un tempo sembrava grande e sontuoso, una favola di colori e odori sconosciuti, si rivela essere un insieme di noiose bancarelle e di banali giostre usurate.
 
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Le nazioni non hanno memoria; non hanno ferite da rimarginare, né cicatrici. Le cicatrici se le porta addosso la gente comune, una persona, un’altra, un’altra ancora, milioni di persone.
 
 
 

giovedì 19 gennaio 2023

Il gusto proibito dello zenzero - Jamie Ford

Il gusto proibito dello zenzero
Jamie Ford
trad. Laura Noulian
Garzanti, 2010
 
Seattle. Nella cantina dell'hotel Panama il tempo pare essersi fermato: sono passati quarant'anni, ma tutto è rimasto come allora. Nonostante sia coperto di polvere, l'ombrellino di bambù brilla ancora, rosso e bianco, con il disegno di un pesce arancione. A Henry Lee basta vederlo aperto per ritrovarsi di nuovo nei primi anni Quaranta. L'America è in guerra ed è attraversata da un razzismo strisciante. Henry, giovane cinese, è solo un ragazzino, ma conosce già da tempo l'odio e la violenza. Essere picchiato e insultato a scuola è la regola ormai, a parte quei pochi momenti fortunati in cui semplicemente viene ignorato. Ma un giorno Henry incontra due occhi simili ai suoi: lei è Keiko, capelli neri e frangetta sbarazzina, l'aria timida e smarrita. È giapponese e come lui ha conosciuto il peso di avere una pelle diversa. All'inizio la loro è una tenera amicizia, fatta di passeggiate nel parco, fughe da scuola, serate ad ascoltare jazz nei locali dove di nascosto si beve lo zenzero giamaicano. Ma, giorno dopo giorno, si trasforma in qualcosa di molto più profondo. Un amore innocente e spensierato. Un amore impossibile. Perché l'ordine del governo è chiaro: tutti i giapponesi dovranno essere internati e a Henry, come alle comunità cinesi e, del resto, a tutti gli americani, è assolutamente vietato avere rapporti con loro. Eppure i due ragazzini sono disposti a tutto, anche a sfidare i pregiudizi e le dure leggi del conflitto. E, adesso, quarant'anni dopo, quell'ombrellino custodisce ancora una promessa. La promessa che la Storia restituisca loro la felicità che si meritano. Ambientato durante uno delle epoche più buie e dolorose degli Stati Uniti, "Il gusto proibito dello zenzero" è una storia di speranza e determinazione, che esplora la forza eterna e immutabile dell'amore. 
 
 
Citazioni:
 
Cerco di non vivere nel passato, pensò, ma chissà, a volte è il passato che vive in me.
 
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Più Henry pensava a quelle vecchie cianfrusaglie sgangherate, a quei tesori dimenticati, più si domandava se anche il proprio cuore infranto non fosse là sotto, nascosto insieme a quegli oggetti appartenuti a un’altra epoca, oggetti che nessuno aveva mai reclamato. Chiuso sotto le assi nel seminterrato di un albergo abbandonato.
 
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Henry aveva fatto tutto quello che poteva. Ma la decisione di prendersi amorevolmente cura di lei fino alla fine era stata un po’ come pilotare un aereo contro una montagna il più delicatamente possibile: il disastro è imminente; l’importante è come passi il tempo mentre aspetti lo schianto.
 
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Mentre lasciava l’albergo, Henry guardò verso ovest, dove il sole stava tramontando, terra di siena bruciata che inondava l’orizzonte. L’immagine gli ricordò che il tempo era breve, ma che ancora adesso, al termine di giornate fredde e malinconiche, potevano spuntare fuori dei bei finali.
 
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Henry fece del suo meglio per comunicare con il figlio senza parole. Gli sorrise, rivolgendogli uno sguardo di assenso e di intesa. Era sicuro che Marty avrebbe capito ogni frase di quella loro comunicazione muta. Dopo una vita di cenni con il capo, di aggrottamenti di sopracciglia e di sorrisi stoici, entrambi padroneggiavano quella stenografia delle emozioni.
 
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Mi hai regalato la speranza. E in certi momenti la speranza può darti la forza di superare qualsiasi difficoltà.
 
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Come con tante altre cose che Henry aveva voluto nella vita - suo padre, il suo matrimonio, la sua vita stessa - anche questa era arrivata un po’ danneggiata. Imperfetta. Ma non gli importava, ciò che aveva fra le mani era la cosa che aveva desiderato più di ogni altra. L’oggetto di tante speranze: l’aveva trovato. E, anche se era rotto, non aveva importanza.
 
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... la famiglia non ha niente a che vedere con la perfezione.
 
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Non importa quanto bella sia una casa, conta solo sentire di esserci, a casa.
 
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Sono sentimenti che non si possono nascondere a lungo a chi ci guarda veramente.
 
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... le scelte più difficili nella vita non sono quelle fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, bensì quelle fra ciò che è giusto e ciò che è meglio.
 
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Henry stava imparando che il tempo della separazione finiva per creare distanza, più che le montagne e la differenza di fuso orario. Una distanza vera, quella che fa stare male e induce a smettere di farsi domande. Una nostalgia intensa al punto che il fatto di avere a cuore una persona comincia a diventare doloroso.
 
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Ebbi la mia occasione, e a volte, nella vita, non ci sono seconde chance. Guardi quello che hai, non quello che ti manca, e vai avanti.
 
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Il razzismo nasce dall’ignoranza. Dal tenere conto solo delle differenze culturali ignorando le somiglianze. La difficoltà per le persone immigrate negli Stati Uniti è capire come mantenere la loro identità culturale e allo stesso tempo godere dei benefici dell’essere assimilati a un nuovo gruppo. È un equilibrio delicato, soggetto a difficoltà che esistono ancora e che probabilmente continueranno a esistere. Ma sono ottimista, ho visto molti cambiamenti in poco tempo. Credo che ci aspettino giorni migliori.