domenica 8 gennaio 2023

Novecento. Un monologo - Alessandro Baricco

Novecento. Un monologo
Alessandro Baricco
Feltrinelli, 2013

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché. Questo racconto, nato come monologo teatrale, è uscito per la prima volta nel 1994. Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sull'oceano.
 
 
 

Citazioni:

Quello che per primo vede l'America. Su ogni nave ce n'è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no... e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello.

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Suonavamo perché l'Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov'era, e chi era.

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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.

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Uno che su una nave suona la tromba, non è che quando arriva la burrasca possa fare un granché. Può giusto evitare di suonare la tromba, tanto per non complicare le cose.

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E mentre volteggiavamo tra i tavoli, sfiorando lampadari e poltrone, io capii che in quel momento, quel che stavamo facendo, quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l'Oceano, noi e lui, ballerini pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte.

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Il mondo, magari, non l'aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima.

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In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia.

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Jelly Roll finì ricamando delle notine invisibili, in alto in alto, alla fine della tastiera, come una piccola cascata di perle su un pavimento di marmo.

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I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me.
 
 

sabato 7 gennaio 2023

INDICE PER AUTORE

 INDICE PER AUTORE

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mercoledì 4 gennaio 2023

Il pastore d'Islanda - Gunnar Gunnarsson

Il pastore d'Islanda
Gunnar Gunnarsson
trad. Maria Valeria D'Avino
Iperborea, 2016 
 
Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d'Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell'inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull'aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell'inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l'immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell'esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana. Nella sua semplicità evocativa, Il pastore d'Islanda è il racconto di un'avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell'uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi. Esce per la prima volta in Italia un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo e sembra aver ispirato Hemingway per Il vecchio e il mare, considerato in Islanda il vero canto di Natale.
 
 
Citazioni:
 
Una piccola consolazione è che, se tutto va bene, sarà sepolto qui e rimarrà ancorato alla terra per sempre. Dall’aldilà spera di avere una bella vista sul suo villaggio, impossibile immaginare nulla di diverso.
 
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Una candela accesa li aspettava dietro la porta della fattoria. Per un po’ aveva brillato solo per se stessa. Una candela solitaria è quasi come una persona, un’anima abbandonata al dubbio, che inaspettatamente si trasforma quando qualcuno si avvicina, quando non è più sola. Così anche quella candela. Come i tre uomini entrarono dalla porta, lei non fu più sola e abbandonata, a un tratto aveva un servizio da rendere, un compito da assolvere.
 
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È un atto di compassione verso la luce, non lasciare che si consumi invano, meglio riaccenderla quando ce n’è bisogno. Inoltre è un risparmio.
 
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Anche se gridavano, il vento strappava loro le parole di bocca e le scagliava sulle colline, trafitte dai proiettili aguzzi del nevischio.
 
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Quel viaggio era come una poesia, con rime e parole magnifiche che restavano nel sangue. E come una poesia, col tempo s’imparava a memoria e poi si sentiva il bisogno di tornare, per accertarsi che nulla fosse cambiato. E così era: tutto era ancora estraneo e inaccessibile, eppure familiare e inevitabile.
 
 
 

sabato 31 dicembre 2022

Le desolazioni di Devil's Acre. Il capitolo finale di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs

Le desolazioni di Devil's Acre. Il capitolo finale di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali
Ransom Riggs
trad. Sandro Ristori, Beatrice Messineo
Rizzoli, 2021

Jacob e Noor ce l'hanno fatta, sono misteriosamente riusciti a fuggire prima che l'anello di V collassasse. L'ultima cosa che Jacob ricorda di avere visto, mentre tutto sprofondava nel buio, è un volto spaventoso, raccapricciante, conosciuto: il volto di Caul, il perfido fratello di Miss Peregrine, tornato infine dal regno dei morti. Le predizioni più terrificanti dell'antica profezia cominciano ad avverarsi e l'intero mondo Speciale rischia di essere spazzato via. La base per organizzare la linea di difesa è Devil's Acre, ma quando Jacob e Noor vi giungono lo trovano infestato da una serie di calamità. “Desolazioni” le chiamano le ymbryne: dal cielo cadono ossa, piove sangue, nevica cenere; e l'aria vibra del grido di battaglia di Caul. Per sconfiggerlo, i ragazzi dovranno affidarsi solo al loro coraggio e alle capacità di mangialuce di Noor, incaricata di ristabilire un futuro di libertà e pace. Un'avventura spericolata tra le pieghe del tempo, personaggi sempre più amabili e bizzarri, suggestivi scatti d'epoca: si conclude la saga creata da Ransom Riggs e lanciata sul grande schermo da Tim Burton, ultima fermata di un metaforico viaggio nell'immaginazione cominciato dieci anni fa e che ha entusiasmato milioni di lettori in tutto il mondo.
 

Citazioni:

Siamo tutti trafitti da vuoti, e certi giorni io per primo sarei stato disposto a fare qualsiasi cosa pur di riempire i miei, anche solo per un po’.

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Solo perché nessuno ricorda chi siano, non significa che la loro vita non sia stata importante.

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Alla fine dei conti, casa nostra eravamo noi.

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Nessuno era più costretto a scontare una pena eterna in un’esistenza da cartolina di giorni perfetti. Potevamo andarcene quando volevamo. Potevamo anche non andarcene mai più.
 
 

mercoledì 28 dicembre 2022

La conferenza delle Ymbryne. Il quinto libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs

La conferenza delle Ymbryne. Il quinto libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali
Ransom Riggs

trad. Sandro Ristori, Beatrice Messineo
Rizzoli, 2020

Noor Pradesh è una mangialuce, una ragazza che ha vissuto fino a oggi tra i Normali, ignara dei suoi immensi poteri, e Jacob l’ha trovata, ma la sua missione è tutt’altro che conclusa. L’unica cosa che sa è che deve portarla da una certa V, la più potente e misteriosa tra gli alleati di suo nonno Abe. Il problema è che tutti danno la caccia a Noor: gli Speciali dell’America più selvaggia e i Vacui, i nemici di sempre. E anche le ymbryne hanno bisogno di lei, perché in Noor è riposta la speranza, o forse la condanna, del futuro del loro mondo: c’è questa ragazza al centro dell’antica profezia che preannuncia la catastrofe. Se Jacob vuole scongiurare l’arrivo di un’era buia e insidiosa, ancora una volta deve mettersi in gioco, deve partire verso un luogo irto di pericoli, là dove infuria il Grande Vento. Ma intanto quasi tutti gli anelli sono collassati, Devil’s Acre è a ferro e fuoco, i clan americani sono in lotta tra loro. E le ymbryne sono ormai troppo poche, e deboli, per poter ristabilire, da sole, l’antica armonia tra gli Speciali. I personaggi creati dalla geniale fantasia di Ransom Riggs tornano in vita nel nuovo, potente episodio di una saga leggendaria: dalla fredda Scozia a New York, dalla Seconda guerra mondiale al presente, non ci sono limiti all’immaginazione di questo autore unico ormai entrato nel gotha dei narratori fantasy.


Citazioni:

L’arte della fuga è una cosa seria. Non è mica facile scappare da un pericolo che potrebbe ucciderti senza dare nell’occhio, e anzi, comportandoti come se ti stessi godendo una bella passeggiata pomeridiana, anche se sei zuppo dalla testa ai piedi, anche se due dei tuoi compagni sono vestiti come usava nel secolo scorso e tutto il tuo bel gruppetto, te compreso, si guarda alle spalle di continuo e lancia occhiatine nervose ai vicoli. A quanto pareva non ce la stavamo cavando bene, perché la gente ci fissava, anche più di quanto sarebbe normale fissare due ragazzi mascherati e altri due bagnati fradici. Anche a New York, dove la gente strana è la norma.

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Credo che i sogni racchiudano profondi significati - disse Noor. - Questo però non vuol dire che debbano essere per forza veri in senso letterale.

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Per la seconda volta in tre giorni mi toccava prendere il posto che di solito spettava a un cadavere. Forse l’universo stava cercando di dirmi qualcosa, e non ci andava nemmeno troppo per il sottile.

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Mi sembrava di essere uno di quei vecchi personaggi dei cartoni che seguono il profumo delle torte messe a raffreddare sul davanzale.

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Ci trovavamo nella frustrante posizione di avere un obiettivo ben chiaro in testa – trovare il teschio e il Pozzo della Speranza prima degli Spettri – ma nessuna idea su come raggiungerlo.


lunedì 26 dicembre 2022

La mappa dei giorni. Il quarto libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali - Ransom Riggs

La mappa dei giorni. Il quarto libro di Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali
Ransom Riggs
trad. Barbara Bonadeo, Annamaria Raffo
Rizzoli, 2019 
 
Di ritorno da Devil's Acre e dall'Inghilterra vittoriana, dove ha sconfitto i mostri che tenevano sotto scacco il mondo Speciale, Jacob Portman riparte dal presente, dalla Florida, dove tutto aveva avuto inizio con la morte di suo nonno Abe. Ma lì con lui, adesso, proprio a casa sua, ci sono Miss Peregrine e i suoi amici Speciali; e questa sarebbe un'occasione perfetta per regalarsi una piccola vacanza condivisa sulle belle spiagge americane, mentre Emma e Enoch e Millard e tutti gli altri imparano a muoversi tra i Normali - però il destino ha in mente altro. I ragazzi, infatti, scoprono un bunker sotterraneo nell'appartamento di nonno Portman. Lentamente emergono le tracce della vita parallela vissuta da Abe, e Jacob intuisce di avere per le mani un'eredità pericolosa, che sta per proiettarlo in uno scenario emozionante e sconosciuto.
 
 
Citazioni:
 
Il viaggio è di fondamentale importanza per la crescita individuale - affermò Miss Peregrine - fintanto che non viaggia, anche la persona più istruita rimane ignorante.
 
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Le persone facevano muro davanti a qualunque cosa non rientrasse nel ristretto ventaglio di ciò che per loro era accettabile, come se chi pensava o si comportava o si vestiva o sognava in modo diverso rappresentasse una minaccia per la loro stessa esistenza.
 
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Il passato è di gran lunga meno terrificante del futuro. Perfino il momento storico più spaventoso è quantomeno conoscibile. Lo possiamo studiare. Il mondo gli è sopravvissuto. Invece, il presente… uno non capisce mai quand’è che il mondo intero potrebbe andare a schiantarsi e scomparire per sempre.
 
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Mi sentivo come se stessimo rivendicando il mondo per noi, per vivere la vita come la volevamo. Questa è la mia vita, sì. E io ci farò quello che voglio.
 
 

giovedì 22 dicembre 2022

La luna e i falò - Cesare Pavese

La luna e i falò
Cesare Pavese
Feltrinelli, 2021

Pubblicato nell'aprile del 1950, La luna e i falò è l'ultimo romanzo di Cesare Pavese, uno dei capisaldi della letteratura italiana del Novecento. Ambientato nelle Langhe all'indomani della Liberazione, ha per protagonista un uomo di cui conosciamo solo il soprannome, Anguilla, che torna al suo paese dopo molti anni trascorsi in America, dov'era emigrato per sfuggire al regime fascista. In compagnia di Nuto, il falegname che un tempo fu figura paterna per l'orfano Anguilla, l'uomo ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza alla ricerca delle proprie radici e delle persone che hanno abitato la sua giovinezza. Tuttavia il mondo della memoria non esiste più: i luoghi amati sono in possesso di mezzadri violenti e le persone con cui il protagonista aveva condiviso i primi anni di vita, morte nella guerra o vittime di soprusi. Costruito come un continuo viavai tra il passato e il presente, La luna e i falò mette in scena i temi della guerra partigiana, della cospirazione antifascista, della lotta di Liberazione, e li a lega a esperienze private come l'amicizia, la sensualità, la morte. Una straordinaria miscela che rende questo romanzo il capolavoro di Pavese e l'opera che ricompone la sua esperienza umana e letteraria.


Citazioni:

Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.

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Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

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Così questo paese, dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto.

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Capii nel buio, in quell'odore di giardino e di pini, che quelle stelle non erano le mie.

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Ci sono dei paesi dove le mosche stanno meglio dei cristiani. Ma non basta per rivoltarsi. La gente ha bisogno di una spinta.

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Soltanto le stagioni contano, e le stagioni sono quelle che ti hanno fatto le ossa, che hai mangiato quando eri ragazzo.”

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Sentili, come saltano e come bestemmiano. Per farli venire a pregar la madonna il parroco bisogna che li lasci sfogare. E loro per potersi sfogare bisogna che accendano i lumi alla madonna. Chi dei due frega l'altro?


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Sullo stradone e nelle cascine ci stavo meglio, ma neanche qui non mi credevano. Potevo spiegare a qualcuno che quel che cercavo era soltanto di vedere qualcosa che avevo già visto? Vedere dei carri, vedere dei fienili, vedere una bigoncia, una griglia
, un fiore di cicoria, un fazzoletto a quadrettoni blu, una zucca da bere, un manico di zappa?

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Ma è inutile mandarlo in America. L’America è già qui. Sono qui i milionari e i morti di fame.

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Dall’autunno a gennaio, bambini si gioca a biglie, e grandi a carte.

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Ero tornato, ero sbucato, avevo fatto fortuna... ma le facce, le voci e le mani che dovevano toccarmi e riconoscermi, non c'erano più... Quel che restava era come una piazza l'indomani della fiera, una vigna dopo la vendemmia, il tornar solo in trattoria quando qualcuno ti ha piantato. Nuto, l'unico che restava, era cambiato, era un uomo come me. Per dire tutto in una volta, ero un uomo anch'io, ero un altro... Venivo troppo da lontano -non ero più di quella casa, non ero più come Cinto, il mondo mi aveva cambiato.