giovedì 26 gennaio 2023

Le ultime lezioni - Giovanni Montanaro

Le ultime lezioni
Giovanni Montanaro
Feltrinelli, 2019

Il professor Costantini è il tipo di uomo che si ha in mente quando si pensa a un professore. Jacopo ne ricorda le lezioni di letteratura al liceo - "parlando d'amore, di donne, di morte, di eroi, si diceva tutt'altro, si diceva di noi" - ma in fondo nutre per lui quel misto di sfiducia e curiosità destinato a tutti gli insegnanti. Poi a Costantini muore improvvisamente la moglie e lui si ritira dall'insegnamento, rifugiandosi sull'isola di Sant'Erasmo con la figlia disabile. Jacopo lo ritrova alcuni anni dopo, mentre attraversa un momento delicato: ha da poco rotto con Alice, di cui, pur rifiutandosi di ammetterlo, è ancora innamorato, e sta per finire gli studi di Economia senza sapere cosa fare dopo. Sant'Erasmo lo accoglie con i suoi canali e i suoi silenzi, i carciofi e le biciclette, e una brezza calda, salata: "Venezia era distante, e anche l'Adriatico. C'erano rondini e gabbiani. C'era profumo, di salso e di alberi, di caldo. Pareva di stare lontano, ai Tropici, in qualche mondo inesistente, selvaggio". Jacopo ha bisogno di quel rifugio, e ha bisogno di Costantini, delle sue parole, di essere ripreso nei suoi errori, di essere indagato per riuscire a capirsi. E poi c'è Lucia, la figlia del suo vecchio professore, che nasconde femminilità e vita. Così Jacopo, per un'estate intera, frequenta quella casa e, all'ombra di un grande albero di mimosa, scrive una tesi che non riusciva neanche a cominciare. Da lì, troverà il suo destino. Giovanni Montanaro racconta l'età difficile delle ultime lezioni, in cui si diventa adulti grazie anche ai maestri imprevedibili che la vita ci fa incontrare.


Citazioni:

Davamo per scontato che saremmo stati insieme tutta la vita, senza sforzo, per destino.

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Nessuno usciva dalla caricatura che ne avevamo fatto al liceo; le orecchie a sventola, la zeppola, l’assenza di carisma, l’incapacità con l’altro sesso, il secchione, il sudore, il talento nel giocare a calcio. Saremmo stati, per sempre, ciò che eravamo stati in quegli anni, senza possibilità di evoluzione. In fondo, ci rassicurava.

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La nuova solitudine era una libertà inaspettata, curiosa.

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Crescere, mi disse, è perdere opportunità, scegliere una sola esistenza tra le infinite possibili.

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Dalle finestre, Londra non aveva confini; era la pancia di una balena, le luci di mille eserciti, mille città insieme.

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Il mondo mi sembrava enorme. Molti miei giudizi mi parvero all’improvviso banali, se non sbagliati, ma mi piaceva; mi sentivo un’arancia a cui veniva tolta la scorza.”

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Va sempre così, o almeno credo.
Si comincia che c’è sempre troppo da pensare, c’è sempre altro da fare, altre priorità. Poi si aspetta più del solito a mandare un messaggio, perché è da un po’ che non ci si sente, e non viene più spontaneo. E così va a finire che non lo si manda, in fondo non era niente di importante. Ogni tanto, però, viene ancora la nostalgia. Allora si fa una telefonata, ma nessuno risponde, dà un cenno. Si pensa che si sarebbe dovuto richiamare, riprovare, ma non lo si è fatto, e ormai è meglio non farlo più. Il tempo passa, e ci si accorge all’improvviso di quanto ne è passato.
Così diventa tutto troppo difficile. Telefonare, scrivere, provare a sentirsi. E finisce che non ci si sente più.



lunedì 23 gennaio 2023

La frontiera. Viaggio intorno alla Russia - Erika Fatland

La frontiera. Viaggio intorno alla Russia
Erika Fatland
trad. Sara Culeddu, Elena Putignano
Marsilio, 2020 
 
Cosa significa essere il vicino della più grande nazione del mondo? Da sempre attratta dalla cultura e dall'anima russe, Erika Fatland ha dedicato anni a cercare di capire quella terra smisuratamente vasta. Dopo aver sognato di camminare su una grande carta geografica, muovendosi lungo il sinuoso confine russo, decide di tentare un nuovo approccio: è possibile capire un paese e un popolo osservandoli dall'esterno? Comincia così la pianificazione di un itinerario favoloso che, dalla Corea del Nord alla Norvegia, abbraccia l'intera superficie di uno dei giganti della politica mondiale. Partendo da Pyongyang e spostandosi verso ovest a bordo dei mezzi più disparati – aerei a turboelica, treni, cavalli, traghetti, autobus e persino renne e kayak –, l'autrice percorre l'interminabile linea di confine tra la Russia e i paesi vicini. Dall'Oriente all'Asia centrale, e poi attraverso il mar Caspio fino al Caucaso. E ancora, al di là del mar Nero, l'Ucraina divisa dalla guerra, e poi l'Est dell'Europa e i Paesi baltici, fino a Grense Jakobselv, nell'estremo Nord. Da qui, l'esplorazione riprende lungo il gelido Passaggio a nord-est: dalla Cukotka, dove l'Asia finisce, fino a Murmansk. Per 259 giorni, Erika Fatland ha raccolto testimonianze e immagini, componendo un ritratto affascinante e vivido di paesaggi, culture, società e stati le cui differenze sbiadiscono di fronte all'unico elemento che li accomuna: l'essere confinanti della Russia. E le storie, ora pittoresche, ora tragiche, spesso incredibili, che le persone incontrate durante il cammino tra due continenti raccontano, trovano tutte una spiegazione in questa fondamentale condizione geopolitica, fornendo milioni di risposte. Una per ogni individuo che vive lungo la frontiera più lunga del mondo.
 
 
Citazioni:
 
In passato viaggiare doveva essere così: quando si era lontani, si era lontani, punto. Casa tua era solo un ricordo, un mondo parallelo, inaccessibile, non come ora, che ce l’hai sempre in tasca.
 
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I giorni per mare si assomigliavano l’un l’altro, ma in compenso non erano simili a nessun altro giorno della vita.

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Sul mappamondo i paesi sono ben distinti gli uni dagli altri, spesso con colori diversi, come le tessere di un puzzle. In realtà i territori sono naturalmente connessi gli uni agli altri; in natura non esistono confini, soltanto paesaggi che scivolano l’uno nell’altro. Sono stati gli uomini a suddividere il mondo in colori diversi, separati sulle carte geografiche da linee tracciate.
 
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Attraversare un confine è una delle cose più affascinanti che esistano. Dal punto di vista geografico lo spostamento è minimo, quasi microscopico. Ti sposti appena di qualche metro, ma sei già in un altro universo. In certi casi è tutto diverso, dall’alfabeto, alla valuta, i volti, i colori, i sapori, fino alle date importanti e ai nomi che le persone riconoscono.
 
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Fino a che punto ci si può realmente fidare delle proprie impressioni e dei propri ricordi? La nostra natura è soggettiva, e siamo creature mutevoli. Tutte le esperienze vengono filtrate dal nostro umore, dalla situazione del momento, dalle aspettative, da ciò che abbiamo appena vissuto, da ciò che desideriamo in quel luogo e in quel momento. Visitare da adulti il luna park della propria infanzia può essere una sensazione strana. Quello che un tempo sembrava grande e sontuoso, una favola di colori e odori sconosciuti, si rivela essere un insieme di noiose bancarelle e di banali giostre usurate.
 
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Le nazioni non hanno memoria; non hanno ferite da rimarginare, né cicatrici. Le cicatrici se le porta addosso la gente comune, una persona, un’altra, un’altra ancora, milioni di persone.
 
 
 

giovedì 19 gennaio 2023

Il gusto proibito dello zenzero - Jamie Ford

Il gusto proibito dello zenzero
Jamie Ford
trad. Laura Noulian
Garzanti, 2010
 
Seattle. Nella cantina dell'hotel Panama il tempo pare essersi fermato: sono passati quarant'anni, ma tutto è rimasto come allora. Nonostante sia coperto di polvere, l'ombrellino di bambù brilla ancora, rosso e bianco, con il disegno di un pesce arancione. A Henry Lee basta vederlo aperto per ritrovarsi di nuovo nei primi anni Quaranta. L'America è in guerra ed è attraversata da un razzismo strisciante. Henry, giovane cinese, è solo un ragazzino, ma conosce già da tempo l'odio e la violenza. Essere picchiato e insultato a scuola è la regola ormai, a parte quei pochi momenti fortunati in cui semplicemente viene ignorato. Ma un giorno Henry incontra due occhi simili ai suoi: lei è Keiko, capelli neri e frangetta sbarazzina, l'aria timida e smarrita. È giapponese e come lui ha conosciuto il peso di avere una pelle diversa. All'inizio la loro è una tenera amicizia, fatta di passeggiate nel parco, fughe da scuola, serate ad ascoltare jazz nei locali dove di nascosto si beve lo zenzero giamaicano. Ma, giorno dopo giorno, si trasforma in qualcosa di molto più profondo. Un amore innocente e spensierato. Un amore impossibile. Perché l'ordine del governo è chiaro: tutti i giapponesi dovranno essere internati e a Henry, come alle comunità cinesi e, del resto, a tutti gli americani, è assolutamente vietato avere rapporti con loro. Eppure i due ragazzini sono disposti a tutto, anche a sfidare i pregiudizi e le dure leggi del conflitto. E, adesso, quarant'anni dopo, quell'ombrellino custodisce ancora una promessa. La promessa che la Storia restituisca loro la felicità che si meritano. Ambientato durante uno delle epoche più buie e dolorose degli Stati Uniti, "Il gusto proibito dello zenzero" è una storia di speranza e determinazione, che esplora la forza eterna e immutabile dell'amore. 
 
 
Citazioni:
 
Cerco di non vivere nel passato, pensò, ma chissà, a volte è il passato che vive in me.
 
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Più Henry pensava a quelle vecchie cianfrusaglie sgangherate, a quei tesori dimenticati, più si domandava se anche il proprio cuore infranto non fosse là sotto, nascosto insieme a quegli oggetti appartenuti a un’altra epoca, oggetti che nessuno aveva mai reclamato. Chiuso sotto le assi nel seminterrato di un albergo abbandonato.
 
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Henry aveva fatto tutto quello che poteva. Ma la decisione di prendersi amorevolmente cura di lei fino alla fine era stata un po’ come pilotare un aereo contro una montagna il più delicatamente possibile: il disastro è imminente; l’importante è come passi il tempo mentre aspetti lo schianto.
 
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Mentre lasciava l’albergo, Henry guardò verso ovest, dove il sole stava tramontando, terra di siena bruciata che inondava l’orizzonte. L’immagine gli ricordò che il tempo era breve, ma che ancora adesso, al termine di giornate fredde e malinconiche, potevano spuntare fuori dei bei finali.
 
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Henry fece del suo meglio per comunicare con il figlio senza parole. Gli sorrise, rivolgendogli uno sguardo di assenso e di intesa. Era sicuro che Marty avrebbe capito ogni frase di quella loro comunicazione muta. Dopo una vita di cenni con il capo, di aggrottamenti di sopracciglia e di sorrisi stoici, entrambi padroneggiavano quella stenografia delle emozioni.
 
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Mi hai regalato la speranza. E in certi momenti la speranza può darti la forza di superare qualsiasi difficoltà.
 
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Come con tante altre cose che Henry aveva voluto nella vita - suo padre, il suo matrimonio, la sua vita stessa - anche questa era arrivata un po’ danneggiata. Imperfetta. Ma non gli importava, ciò che aveva fra le mani era la cosa che aveva desiderato più di ogni altra. L’oggetto di tante speranze: l’aveva trovato. E, anche se era rotto, non aveva importanza.
 
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... la famiglia non ha niente a che vedere con la perfezione.
 
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Non importa quanto bella sia una casa, conta solo sentire di esserci, a casa.
 
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Sono sentimenti che non si possono nascondere a lungo a chi ci guarda veramente.
 
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... le scelte più difficili nella vita non sono quelle fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, bensì quelle fra ciò che è giusto e ciò che è meglio.
 
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Henry stava imparando che il tempo della separazione finiva per creare distanza, più che le montagne e la differenza di fuso orario. Una distanza vera, quella che fa stare male e induce a smettere di farsi domande. Una nostalgia intensa al punto che il fatto di avere a cuore una persona comincia a diventare doloroso.
 
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Ebbi la mia occasione, e a volte, nella vita, non ci sono seconde chance. Guardi quello che hai, non quello che ti manca, e vai avanti.
 
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Il razzismo nasce dall’ignoranza. Dal tenere conto solo delle differenze culturali ignorando le somiglianze. La difficoltà per le persone immigrate negli Stati Uniti è capire come mantenere la loro identità culturale e allo stesso tempo godere dei benefici dell’essere assimilati a un nuovo gruppo. È un equilibrio delicato, soggetto a difficoltà che esistono ancora e che probabilmente continueranno a esistere. Ma sono ottimista, ho visto molti cambiamenti in poco tempo. Credo che ci aspettino giorni migliori.
 
 
 

domenica 15 gennaio 2023

Avevano spento anche la luna - Ruta Sepetys

Avevano spento anche la luna
Ruta Sepetys
trad. Roberta Scarabelli
Garzanti, 2012
 
Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell'università, è sulla lista nera, insieme alle famiglie di molti altri scrittori, professori, dottori. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all'arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c'è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. E l'unico modo, se c'è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. 


Citazioni:
 
Vi siete mai chiesti quanto vale una vita umana? Quella mattina la vita di mio fratello valeva un orologio da taschino.
 
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Il nostro senso dell’umorismo, - disse la mamma con gli occhi pieni di lacrime dal ridere. - Quello non possono portarcelo via, giusto?
 
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Era così goffo, ma anche così sincero. A volte c’è una tale bellezza nella goffaggine. Ci sono amore ed emozione che cercano di esprimersi ma, sul momento, finisce per notarsi solo la goffaggine.
 
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Pensavo a Munch mentre disegnavo, la sua teoria che il dolore, l’amore e la disperazione fossero anelli di una catena infinita.
 
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Dipingi quello che vedi - aveva detto una volta. - Anche se è una giornata di sole ma tu vedi buio e ombre. Dipingilo come lo vedi.
 
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Erano felici di aiutare qualcuno, di riuscire a ottenere qualcosa, anche se non era a loro beneficio. Avevamo cercato di toccare il cielo dal profondo degli abissi. Capii che se ci fossimo incoraggiati a vicenda forse ci saremmo andati più vicino.
 
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Non devi concedergli niente, nemmeno la tua paura.
 
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Cosa pretendeva da me la vita? Come facevo a rispondere se non conoscevo la domanda?
 
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Fu allora che la vidi. Una minuscola scheggia dorata apparve tra le sfumature di grigio all’orizzonte. Fissai sorridendo quella striscia ambrata di luce. Era tornato il sole.
 
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Che sia amore per un amico, amore per la patria, amore per Dio o anche amore per il nemico, in ogni caso l’amore ci rivela la natura davvero miracolosa dello spirito umano.
 
 
 


giovedì 12 gennaio 2023

Luce d'estate ed è subito notte - Jón Kalman Stefánsson

Luce d'estate ed è subito notte
Jón Kalman Stefánsson
trad. Silvia Cosimini
Iperborea, 2013

«A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande», a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell'estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell'inverno accende la magia delle stelle. Un microcosmo che è come una lente di ingrandimento sull'eterna partita tra i desideri umani e le trame del destino, tra i limiti della realtà e le ali dell'immaginazione. Il direttore del Maglificio che per decifrare la frase di un sogno si immerge nel latino e nell'astronomia fino ad abbandonare tutto per i segreti dell'universo, la postina avida di vita che legge ogni lettera per poi rendere pubblici i più piccanti affari privati dei compaesani, l'avvocato che crede che il mondo si regga sul calcolo ma poi scopre che non può contare i pesci nel mare né le sue lacrime. Ogni sentiero dell'animo umano sembra trovare spazio in un caleidoscopio di storie che abbraccia le pulsioni più torbide e i sentimenti più puri, il palpito dell'unica estate vissuta dagli agnelli prima di finire al macello e il brivido di un rudere che risveglia i fantasmi, o il bisogno di mistero che è nell'uomo. Combinando l'incanto della poesia e un umorismo implacabile ma pieno di tenerezza per le debolezze umane, Stefánsson cerca una risposta alla domanda "Perché viviamo?" e la insegue immergendoci nel fiume in piena della vita. Ogni storia è un mondo sospeso tra la terra e il cielo, come un mito universale, una parabola dell'esistenza, ogni pagina è una rivelazione che ci tocca nel profondo e ci stupisce, ci fa ridere, piangere, arrossire, sognare.
 

Citazioni:

Adesso abita lì da solo e a volte ascolta il suono dell’oscurità invernale che si addensa contro i vetri.

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Ci sentiamo in colpa perché non leggiamo abbastanza, perché parliamo troppo poco con gli amici, perché trascorriamo troppo poco tempo con i figli, con i vecchi. Siamo sempre in movimento invece di fermarci ad ascoltare la pioggia, bere una tazza di caffè, scaldare un petto. E non scriviamo mai lettere.

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Le parole al computer, però, possono anche sparire, svanire nel nulla, rimanere chiuse dentro programmi obsoleti, cancellarsi quando la macchina si rompe, e i nostri pensieri e le nostre reazioni diventano aria, tra cent’anni, figuriamoci mille, nessuno saprà che siamo esistiti. Certo, la cosa dovrebbe lasciarci indifferenti, viviamo qui e ora e non tra cent’anni, ma un giorno ci capita tra le mani una vecchia lettera e qualche demonio si agita nel profondo di noi, ci sembra di sentire un filo che parte da dentro e sparisce nel passato e pensiamo, ecco il filo che tiene insieme il tempo.”

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Il silenzio è il mio oro; chi riesce a stare in silenzio solo con se stesso raggiunge qualcosa, il silenzio penetra sotto la pelle, rasserena il cuore, placa il dolore, riempie la stanza in cui ti trovi, riempie la casa mentre fuori il tempo turbina, come un velocista, una macchina da corsa, un cane che rincorre la propria coda senza mai afferrarla. Peccato solo che il silenzio abbia paura della gente, non dura mai a lungo in mezzo alle persone e se la fila in fretta.

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C’è spazio per ogni cosa nel respiro del cielo.

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Erano i tardi anni Ottanta, a breve sarebbe crollato il muro di Berlino e i pezzi sarebbero stati venduti come souvenir, l’essere umano ha la capacità straordinaria di convertire le minacce, la morte e la disperazione in denaro sonante.

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Il mare è eterno, sta scritto da qualche parte, che poi si tratta in realtà di una sciocchezza bella e buona, tutto cambia, il sole muore, i mari si prosciugano, i grandi uomini cadono nell’oblio, ma in confronto alla vita umana certo, il mare è eterno.

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L’estate diventò un autunno giallo e rosso, il cielo si scurì e poi arrivò l’inverno.

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Ma sono così tante le cose che vogliamo e così poche quelle che possiamo avere.

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È sorprendente quanto il silenzio riesca a distorcere il tempo, i minuti non sono più gli stessi, sembrano non voler mai passare, sono un cielo immobile.

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Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l’essenza che però si allontana sempre più come l’arcobaleno.

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... il mondo è pieno di sogni che non si avverano, svaniscono e si depositano come rugiada nel cielo e si trasformano in stelle nella notte.

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Illudere se stessi è una delle prerogative dominanti dell’essere umano.

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Forse nasciamo di nuovo ogni volta che apriamo gli occhi, e probabilmente muore qualcosa ogni volta che li chiudiamo.

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Ma la vita fugge in ogni direzione e si conclude a metà frase, e allora non c’è niente di meglio che svegliarsi presto la mattina e guardare la superficie del mare, e lasciar scorrere il tempo.



domenica 8 gennaio 2023

Novecento. Un monologo - Alessandro Baricco

Novecento. Un monologo
Alessandro Baricco
Feltrinelli, 2013

Il Virginian era un piroscafo. Negli anni tra le due guerre faceva la spola tra Europa e America, con il suo carico di miliardari, di emigranti e di gente qualsiasi. Dicono che sul Virginian si esibisse ogni sera un pianista straordinario, dalla tecnica strabiliante, capace di suonare una musica mai sentita prima, meravigliosa. Dicono che la sua storia fosse pazzesca, che fosse nato su quella nave e che da lì non fosse mai sceso. Dicono che nessuno sapesse il perché. Questo racconto, nato come monologo teatrale, è uscito per la prima volta nel 1994. Nel 1998 Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sull'oceano.
 
 
 

Citazioni:

Quello che per primo vede l'America. Su ogni nave ce n'è uno. E non bisogna pensare che siano cose che succedono per caso, no... e nemmeno per una questione di diottrie, è il destino, quello.

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Suonavamo perché l'Oceano è grande, e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov'era, e chi era.

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Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.

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Uno che su una nave suona la tromba, non è che quando arriva la burrasca possa fare un granché. Può giusto evitare di suonare la tromba, tanto per non complicare le cose.

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E mentre volteggiavamo tra i tavoli, sfiorando lampadari e poltrone, io capii che in quel momento, quel che stavamo facendo, quel che davvero stavamo facendo, era danzare con l'Oceano, noi e lui, ballerini pazzi, e perfetti, stretti in un torbido valzer, sul dorato parquet della notte.

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Il mondo, magari, non l'aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima.

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In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia.

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Jelly Roll finì ricamando delle notine invisibili, in alto in alto, alla fine della tastiera, come una piccola cascata di perle su un pavimento di marmo.

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I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me.
 
 

sabato 7 gennaio 2023

INDICE PER AUTORE

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